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Società, via al ricalcolo acconti

Ricalcolo degli acconti al via per le società di comodo, i beni assegnati ai soci, i proprietari di immobili storici e le coop. Fine novembre sarà il momento in cui dare applicazione (anticipata) alle nuove regole che sono state introdotte per tali ipotesi, mediante un ricalcolo dell’anticipo d’imposta che invece che basarsi sull’imposta reale dell’anno precedente dovrà avere come riferimento quella che sarebbe risultata qualora già nel 2011 fossero state in vigore queste regole.

La prima ipotesi di obbligo di ricalcolo di acconto che si analizza è quella delle cosiddette società in perdita sistematica. Nel caso di triennio in perdita la società è considerata non operativa con tutte le conseguenze di tale situazione. La normativa è entrata in vigore dal 2012 (per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) ma vi è un obbligo di ricalcolare l’acconto dovuto per tale periodo. L’articolo 2, comma 36-duodecies, secondo periodo, del dl n. 138 del 2011 prevede che il versamento dell’acconto deve avvenire assumendo, quale imposta del periodo precedente (il 2011), quella che si sarebbe determinata applicando a quest’ultimo periodo le disposizioni sulle società in perdita sistematica.

La circolare 23/2012 si è soffermata ad esaminare tutti i possibili comportamenti da adottare qualora si incrocino in questi giorni gli obblighi di ricalcolo degli acconti e le procedure di interpello con cui i contribuenti chiedono la disapplicazione della normativa. Rimandiamo al documento l’analisi delle diverse ipotesi ritenendo che davvero pochi contribuenti abbiano già presentato interpello con riguardo alla nuova ipotesi di società non operativa. Il ricalcolo doveva già avere luogo in sede di primo versamento delle imposte ovvero nel momento in cui si è versato il saldo delle imposte dell’anno precedente. Anche tale situazione riteniamo non sia stata troppo frequente: in tal caso la società ricalcolerà gli acconti complessivamente dovuti sulla base del citato comma 36-duodecies, secondo periodo, e potrà versare, unitamente al secondo acconto, l’eventuale differenza non pagata con il primo acconto, con la maggiorazione degli interessi nella misura del 4% annuo (ex dm 21 maggio 2009) prevista per i pagamenti rateali, di cui all’art. 20 del decreto legislativo n. 241 del 1997, ma senza l’applicazione di alcuna sanzione (si veda la circolare 24/E/2012).

In ogni caso è concessa la possibilità di calcolare l’acconto in base al metodo previsionale, anche se in questo caso un eventuale carenza di versamento (che sarà scoperta nel giugno 2013) saranno dovute le sanzioni nella misura del 30% fatta salva la possibilità del ravvedimento.

Il ravvedimento assume non poca importanza. È infatti possibile che in questi giorni non vi sia ancora la certezza che per il 2012 la società in perdita sistematica risulterà davvero di comodo. Potrebbe infatti ottenere una risposta positiva all’interpello disapplicativo o potrebbe godere cause di esclusione oggi non verificabili: in tal caso ricordiamo che il mancato versamento dell’acconto potrà essere sanato l’anno prossimo in forza del ravvedimento operoso pagando una sanzione dello 3,75% oltre agli interessi. Ma è bene riepilogare i diversi passi che devono essere compiuti. La norma impone di considerare l’anno 2011 (per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare) come quello di prima applicazione della normativa ai soli fini del calcolo degli acconti. Quindi il contribuente deve riportarsi a quell’anno per rideterminare l’importo teorico che sarebbe stato dovuto applicando la nuova normativa e da utilizzare come base per gli acconti 2012. Perché il reddito teorico 2011 sia da mutare rispetto a quello effettivo occorre che la società sia risultata in perdita nel triennio 2008-2010 perché è questa la condizione che avrebbe fatto scattare il calcolo del reddito presunto. Inoltre la società deve anche verificare se in tale triennio sussisteva una delle nuove cause di disapplicazione indicate nel provvedimento dello scorso giugno, e se così fosse nessun ricalcolo deve essere effettuato. Infatti in tal caso qualora le regole fossero già state in vigore nel 2011 nessun reddito presunto poteva essere imputato alla società in quanto la presenza di una causa di disapplicazione nel triennio di riferimento fa decadere tutto l’impianto della novità normativa.

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