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Società tra professionisti sempre ferme al palo

Opportunità per rilanciare le professioni e migliorare la qualità dei servizi offerti, le Stp, le società tra professionisti in vigore dal 2013, sembrano ancora in una zona grigia, tra luci e ombre analizzate nel corso della tavola rotonda organizzata dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti per la prima Giornata nazionale della previdenza che si svolge a Napoli, in piazza Plebiscito. «Luci e ombre – ha sottolineato Giuseppe Puttini, consigliere della Cassa di previdenza dei commercialisti nel suo intervento ad apertura dell’incontro – per un istituto che offre una opportunità importante di cui approfittare, in un momento storico come questo e in un mercato invaso da società di servizi che forniscono attività similari sotto forma societaria». Puttini ha ricordato anche la necessità di affrontare la questione normativa e colmare eventuali lacune legislative, illustrando le norme che già regolano questo istituto sotto il profilo della natura con cui le Stp possono essere costituite, dei requisiti richiesti, del tipo di rapporto che si instaura con il cliente, delle responsabilità a cui si va incontro. In assenza di una consolidata giurisprudenza in materia, le Stp sono state definite come una sorta di «terreno incognito». Ed è stato riscontrato un clima di diffidenza. A Napoli sono solo sei le società tra professionisti iscritte all’albo. «Questo istituto non riesce a decollare – ha spiegato Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Napoli – ha limiti e complessità da superare, ma nella sua essenza ha un valore estremamente importante perché con l’ausilio di terzi e più professionalità a confronto consente di dare risposte più concrete». Anche il trattamento fiscale a cui le società tra professionisti sono destinate è questione ancora dibattuta, come evidenziato da Pasquale Saggese, ricercatore della Fondazione nazionale dei commercialisti, che ha parlato di lacune legislative, di tentativi di semplificazione e risultati che sono andati invece nel verso opposto, di problematiche sollevate dai commercialisti su discrasie tra la natura commerciale delle società e l’attività professionale svolta e criticità delle Stp come reddito di impresa. Quanto ai contributi, «il reddito delle Stp, deve essere assoggettato a contributo soggettivo in base alla propria cassa di previdenza. Ed è soggetto al contributo integrativo previsto dai relativi regolamenti», ha spiegato il delegato della Cassa di previdenza dei commercialisti, Fausto Bertozzi. Luci e ombre, dunque. Ma anche la necessità, sul fronte previdenziale, di «cambiare pelle» per dirla con le parole del segretario della Cassa nazionale di previdenza dei commercialisti, Achille Coppola. «Oggi la piramide è al contrario – ha affermato -. In passato al vertice c’erano i pensionati e alla base i contribuenti, ora la situazione è ribaltata. La crisi dei mercati rende difficile la gestione delle Casse, la nostra si è difesa con buoni risultati ma dobbiamo cambiare pelle e la riflessione sulle Stp è una riflessione su questo cambiamento».

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