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Società tra professionisti anche con soci di capitale

di Laura Cavestri

Il Dl Sviluppo spiana una corsia preferenziale per le società tra professionisti, che si preparano al debutto ammettendo anche il socio di capitale, sempre di minoranza, o per prestazioni tecniche. Mentre, sino a tarda sera, resta sospeso il braccio di ferro sulle tariffe. Ovvero, non è ancora chiaro se resta lo "spauracchio" dei tariffari come «riferimento» per il compenso scritto da concordare tra cliente e professionista o se ogni richiamo sarà cancellato. In attesa della definitiva approvazione in Consiglio dei ministri, la disciplina delle professioni sembra arricchirsi del tassello sinora mancante, ma che più sembra qualificare una vera riforma degli studi. Anche se la sua formulazione non convince del tutto. Il provvedimento – ancora in fase di definizione – stabilisce, infatti, l'esercizio in via esclusiva dell'attività professionale da parte dei soci professionisti iscritti a Ordini, Albi e Collegi, anche differenti tra di loro e senza discriminazioni tra cittadini italiani e di altri Stati Ue. Ammessi anche soci non professionisti, con quote di capitale (purché di minoranza) o per «prestazioni tecniche». Resta fermo, tuttavia, il divieto, per questi soggetti, di partecipare alle attività riservate e agli organi di amministrazione della società. Ma senza alcuna "eccezione" o riferimento al fatto che siano gli Ordini stessi a decidere se aprirsi oppure no al capitale stesso (come più volte sollecitato, soprattutto, dagli avvocati, che nella loro riforma, in itinere alla Camera, escludono del tutto tale possibilità). La norma prevede, poi, che siano stabiliti criteri perché l'incarico sia eseguito solo dai soci professionisti iscritti a un Albo. Mentre sarà poi l'utente a designare il nominativo del professionista che dovrà seguirlo. In assenza di preferenza scritta del cliente, il nominativo lo deciderà la società e lo comunicherà, per iscritto e preventivamente, all'utente. La norma sottolinea anche che la stessa società tra professionisti deve essere iscritta a un Ordine e, quindi, sottoposta, come il singolo, al relativo regime disciplinare. Toccherà, infine, al ministero della Giustizia, di concerto con lo Sviluppo economico, fissare i regolamenti e i criteri di incompatibilità, entro sei mesi. Sia il capitolo sulle società, che l'eliminazione del riferimento al "tariffario" (se sarà confermato nel DI) sembrano andare incontro alle richieste di semplificazione del Manifesto per la crescita di Confindustria. Più cauti, però, i professionisti. Per Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e del Cup (il comitato unitario delle libere professioni), «il fatto che soci non professionisti possano partecipare non solo con capitale di minoranza ma anche solo con "prestazioni tecniche" può aprire la strada a situazioni di abusivismo, salvaguardare società professionali che tali non sono (co- me i ced), nonché aprire a infiltrazioni anche della criminalità. Se la società è tra professionisti – ha concluso Calderone – il socio di capitale non professionista ci metta i soldi ma non entri in studio».

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