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Società tra avvocati in stand by

La società tra avvocati può attendere. La riforma forense ha rinviato a un decreto attuativo le regole per la costituzione e funzionamento della compagine tra toghe. Ma da subito può partire l’associazione in partecipazione. Rimane, anche, l’opzione della società tra professionisti disciplinata dal decreto legislativo 96/2001 e la «vecchia» associazione tra professionisti.

Si tratta di strumenti per lo svolgimento della professione che supera il cliché dell’avvocato solitario, ma che rimane comunque protagonista.

Per le società è, infatti, definitivamente tramontata l’opzione del socio di capitali non avvocato, anche se si ammette la possibilità della società di capitali. Rimangono, comunque, sempre da bilanciare le esigenze di una prestazione di servizio individualizzata, basta sul carattere fiduciario, e quelle di realizzare nuovi modelli organizzativi in linea con i tempi e con lo sviluppo delle tecnologie.

Le nuove società

L’articolo 5 della riforma forense (legge 247/2012) ha delegato al Governo la disciplina dell’esercizio della professione forense in forma societaria, mediante l’emanazione di un decreto legislativo. Tra i principi e criteri direttivi della delega si legge che l’esercizio della professione forense in forma societaria deve essere consentito esclusivamente a società di persone, di capitali o cooperative, i cui soci siano esclusivamente avvocati iscritti all’albo.

Non sarà possibile, dunque, costituire società di avvocati con soci non avvocati.

Società tra professionisti

Possono continuare a costituirsi associazioni professionali (legge 1815/1939) così come le società tra avvocati, secondo la disciplina prevista dal dlgs n. 96 del 2001.

La società tra avvocati riprende la disciplina delle società in nome collettivo. La ragione sociale è costituita dal nome e dal titolo professionale di tutti i soci ovvero di uno o più soci, seguito dalla locuzione «ed altri», e deve contenere la indicazione di società tra professionisti, in forma abbreviata stp.

La società non è soggetta a fallimento. Per la costituzione della società, da iscrivere nel registro delle imprese, è necessario che l’atto costitutivo, da redigersi come atto pubblico o scrittura privata autenticata, riporti le indicazioni previste dall’articolo 2295 codice civile.

I soci della società tra avvocati devono essere in possesso del titolo di avvocato

La società di avvocati deve iscriversi presso l’albo professionale degli avvocati.

Nel caso di attività svolta senza osservare la diligenza professionale, la responsabilità del socio cui è stato affidato l’incarico si somma con quella della società.

A questo proposito la società deve comunicare al cliente che l’incarico potrà essere svolto da qualsiasi socio in possesso dei necessari requisiti professionali; la mancata comunicazione renderà responsabili in maniera solidale e illimitata non solo i soci che hanno agito e la società ma anche i soci che non hanno svolto direttamente l’incarico

I compensi derivanti dall’attività professionale dei soci costituiscono crediti della società.

Quanto alla responsabilità della società per le obbligazioni assunte nei riguardi dei terzi, tutti soci sono responsabili in maniera solidale ed illimitata per le obbligazioni assunte dalla società.

Tuttavia se un creditore intende aggredire preventivamente il patrimonio del singolo socio prima di quello sociale, il socio potrà invitare il creditore a soddisfarsi preventivamente sul patrimonio della società

Sulla possibilità di società multidisciplinare è da verificare alla luce della riforma della professione forense e della riserva di attività di consulenza la possibilità di costituire società multidisciplinare per le attività di consulenza stragiudiziale (parere Cnf 17 gennaio 2007, n. 3).

In quel parere il Cnf aveva rilevato che la necessità che la società di persone sia iscritta nell’albo degli avvocati in via autonoma, in aggiunta ai nominativi dei legali che vi partecipano, non è imposto dalla normativa. Il Consiglio dell’Ordine deve comunque sicuramente vigilare affinché l’iscritto non entri a far parte di più società a carattere multidisciplinare, violando la legge e mancando eventualmente anche ai propri doveri deontologici di lealtà e correttezza nell’esercizio della professione».

Associazione in partecipazione

Le associazioni in partecipazione sono regolate dall’articolo 2549 del codice civile.

Nell’associazione in partecipazione un avvocato associante associa allo svolgimento dell’attività professionale un altro avvocato (associato). L’associato fornisce il suo apporto e ne trae un utile. L’associato partecipa alle perdite, di regola in misura pari alla quota di utile, ma nel limite del suo apporto.

Con l’associazione in partecipazione non si costituisce un soggetto collettivo, non si forma di un patrimonio autonomo, come invece avviene per le società.

Il Consiglio nazionale forense (Cnf) ritiene che lo strumento non può essere utilizzato per aggirare o comunque violare la regola della necessaria personalità dell’attività professionale. Per il Cnf è illecito dunque conferire clientela o pratiche, e in cambio avere utilità da attività professionali svolte da altri.

Non è infine immediatamente consentita la costituzione di associazioni multidisciplinari, per la quale bisognerà attendere l’adozione del regolamento ministeriale per l’individuazione delle categorie di professionisti che possono partecipare alle associazioni multidisciplinari.

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