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Società tra avvocati con il bollino

Nelle società tra avvocati solo soci iscritti all’albo forense. Esclusi dagli organi di gestione banche, imprese, o in generale qualsiasi soggetto terzo estraneo alla compagine sociale. E il governo dovrà emanare un decreto legislativo ad hoc per regolamentare l’esercizio in forma societaria della professione forense.

Lo prevede uno degli emendamenti alla riforma forense, in discussione alla commissione Giustizia della Camera, al quale il relatore, Roberto Cassinelli (Pdl), ha dato parere favorevole. L’altro ieri, infatti, la II Commissione si è riunita proprio per avviare l’esame delle oltre 700 proposte emendative presentate in due tranche, a ottobre 2011 e il 17 maggio scorso, alla luce delle novità normative introdotte dal governo Monti in materia di professioni. Oggi è previsto l’avvio delle votazioni. Vediamo le novità principali.

Le società tra avvocati. Per quanto riguarda, in particolare, le società tra professionisti, dopo l’articolo 4 della riforma forense, che regolamenta «Associazioni e società tra avvocati e multidisciplinari», è aggiunto un art. 4-bis, che prevede una «delega legislativa per l’esercizio in forma societaria della professione forense». Si prevede che, visto «il rilievo costituzionale del diritto di difesa», il governo è delegato ad adottare, entro un anno dall’entrata in vigore del ddl che riordina la professione forense, un decreto legislativo per disciplinare le società tra avvocati in considerazione della specificità della professione forense. L’esercizio della delega dovrà attenersi a una serie di principi, tra i quali: in considerazione del rilievo costituzionale del diritto di difesa e, conseguentemente, della necessità di garantire l’indipendenza e l’autonomia intellettuale dell’avvocato, l’esercizio in forma societaria della professione forense è consentito solo a società costituite da soci avvocati; l’esercizio in forma societaria della professione forense non rappresenta svolgimento di attività imprenditoriale; l’uso nella denominazione o ragione sociale dell’indicazione società tra avvocati è consentito soltanto alle società in cui tutti i soci siano avvocati iscritti all’albo; l’organo di gestione non può essere composto da terzi estranei alla compagine sociale; l’incarico professionale deve essere conferito nel rispetto del principio della personalità della prestazione professionale; l’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla società può essere eseguito soltanto dai soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente; i redditi prodotti dalla società tra avvocati costituiscono redditi di lavoro autonomo di cui al titolo I, capo V, dpr 22 dicembre 1986, n.917; la società tra avvocati è tenuta al rispetto della codice deontologico forense, e in caso di illecito disciplinare è soggetta alla potestà disciplinare dell’ordine di appartenenza; alle società tra avvocati costituite in forma di società semplice, società in nome collettivo e società in accomandita semplice, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n.96; la società tra avvocati non è soggetta al fallimento e alle altre procedure concorsuali; la società tra avvocati può accedere alla procedura per la composizione del sovraindebitamento prevista dalla legge. Infine, lo schema di dlgs è sottoposto al parere delle commissioni Giustizia della Camera e del Senato, ed è emanato sentito il Consiglio nazionale forense.

Tariffe e preventivo. Più indefinita la questione che riguarda le tariffe professionali. Il relatore ha dato infatti parere favorevole a più emendamenti che sostituiscono per intero l’articolo 12, che disciplina i «Conferimenti dell’incarico e tariffe professionali». Quel che è certo è che i minimi di tariffa inderogabili non scompaiono completamente. Considerando l’emendamento 12.150 (Contento), è scritto infatti che «la pattuizione di un compenso minimo manifestamente non adeguato all’opera prestata comporta la nullità dell’accordo e costituisce, altresì, illecito deontologico». Dall’altro lato, però, «sono abrogate nelle disposizioni vigenti i riferimenti a ogni rinvio alle tariffe professionali per la determinazione del compenso del professionista». Quanto al preventivo, invece, si prevede che «la misura del compenso, se richiesto, è previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima; al fine di consentire al cliente una scelta consapevole e meditata, è deontologicamente vietata la formulazione di preventivi di massima non veritieri o manifestamente non adeguati all’importanza dell’opera richiesta o con finalità di accaparramento del cliente». Il preventivo di massima, inoltre, «deve far riferimento a tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi e può essere limitato alle singole fasi processuali prevedibili al momento della richiesta del cliente, con riserva di ulteriore quantificazione per quelle successive».

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