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Società semplici, dividendi nel reddito

Con le recenti modifiche alla tassazione dei redditi da partecipazioni qualificate, i dividendi percepiti dalle società semplici dovranno integralmente (100%) concorrere alla formazione del reddito complessivo.

Questa è una delle indicazioni fornite dall’Associazione fra le società italiane per azioni (Assonime) con la circolare 17/5/2018 n. 11, avente a oggetto l’analisi della nuova tassazione dei dividendi, derivanti da partecipazioni qualificate, dopo le modifiche introdotte dai commi da 999 a 1006, dell’art. 1, legge 205/2017 (legge di Bilancio 2018).

È noto che la citata legge di bilancio ha parificato la tassazione delle partecipazioni qualificate con quelle non qualificate, prevedendo l’applicazione di una imposta sostitutiva del 26%, in relazione al continuo decrescere dell’aliquota Ires che, di fatto, ha parificato il carico fiscale su entrambe le tipologie, in luogo di una tassazione parziale determinata in base all’aliquota applicata alla partecipata (40, 49,72 e 58,14%).

Di conseguenza, il legislatore ha uniformato e semplificato il regime applicabile ai redditi di capitale e ai redditi diversi, percepiti nell’ambito delle persone fisiche, operanti al di fuori dell’attività d’impresa, intervenendo sugli articoli 47 e 68, del dpr 917/1986, sul dlgs 461/1997 (imposta sostitutiva) e sull’art. 27, dpr 600/1973, in tema di ritenuta a titolo d’imposta.

L’associazione ha preso atto delle modifiche, ha ricordato che per quanto concerne i redditi diversi la disciplina si rende applicabile alle plusvalenze realizzate dall’1/1/2019, mentre per quanto concerne i redditi di capitale la disciplina riguarda i redditi percepiti dall’1/1/2018.

Quindi, stando al tenore letterale della norma, la previgente normativa troverebbe applicazione, per i redditi di capitale da partecipazioni qualificate, per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31/12/2017, distribuiti a seguito di delibere adottate nell’intervallo tra l’1/1/2018 e il 31/12/2022, mentre un’interpretazione logico-sistematica porterebbe a confermare che la disciplina transitoria si rende applicabile anche agli utili distribuiti dal 1° gennaio scorso con delibere adottate entro il 31/12/2017.

Un ulteriore punto riguarda la possibilità di applicare ulteriori regimi di tassazione poiché il comma 1001, dell’art. 1 della legge di Bilancio richiamata, da un lato ha previsto che il regime del risparmio amministrato sia ora applicabile, previa opzione, anche alle partecipazioni qualificate e da un lato ha abrogato taluni specifici adempimenti per i contribuenti e gli intermediari al superamento di determinate soglie, mentre il comma 1002 ha inserito all’interno del dlgs 461/1997 anche il riferimento alle plusvalenze derivanti dalle cessioni di partecipazioni qualificate (lett. c, art. 67 del Tuir).

Le modifiche impattano anche sulla riapertura dei termini per la rideterminazione del costo di acquisto e permettono al contribuente, detentore di partecipazioni qualificate, di valutare il possibile affrancamento in ragione del diverso e nuovo regime tributario delle plusvalenze, in relazione all’anno di conseguimento (2018 o 2019 e successivi).

La legge di Bilancio 2018 ha modificato, inoltre, il trattamento fiscale dei proventi derivanti dai rapporti di associazione e cointeressenza tipici, con la conseguenza che gli utili derivanti da tali contratti, indipendentemente dal valore dell’apporto, restano assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta del 26%.

Infine, gli autori hanno segnalato le perplessità in merito all’applicazione della nuova tassazione dei redditi di capitale sul regime fiscale dei dividendi percepiti dalle società semplici che, notoriamente, determinano il reddito complessivo con la sommatoria di tutti i redditi appartenenti a ogni categoria reddituale (art. 8, dpr 917/1986).

Sul punto, e in attesa degli auspicati chiarimenti delle Entrate, parte della dottrina ritiene che gli utili percepiti da questi particolari soggetti (società semplici) non siano assolutamente da tassare, mentre altra parte della stessa dottrina ritiene che, al contrario, i detti utili siano da tassare totalmente (100%), giacché resta applicabile il disposto dell’art. 45 del Tuir, nel quale è stabilito che costituiscono redditi di capitale gli utili percepiti nel periodo d’imposta, senza alcuna deduzione.

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