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Società quotate più competitive

Mettere alle spalle la ventata di prudenza e pregiudizi verso le imprese quotate in Italia, non sempre ritenute campioni di trasparenza e, con questo, accrescere la possibilità che migliori il giudizio di analisti e investitori e dare più appeal alle società sui mercati. È l’effetto cui tende il dlgs del 10 maggio 2019, n. 49 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 del 10 giugno 2019), che ha apportato modifiche fra l’altro al codice civile e al Testo unico della finanza, dando attuazione alla direttiva europea 2017/828 (meglio nota agli operatori come Shareholders’ rights directive 2 o Shrd II). Un testo che mira a incoraggiare l’impegno a lungo termine degli azionisti e aumentare la trasparenza tra società e investitori ed è volta a migliorare la governance delle società quotate per rafforzarne la competitività e la sostenibilità a lungo termine, tramite sia un maggiore e più consapevole coinvolgimento degli azionisti, sia una facilitazione dell’esercizio dei diritti spettanti a questi ultimi. La direttiva deve la propria origine politica ad alcune distorsioni e comportamenti non virtuosi emersi nel corso della crisi finanziaria del 2008.

Ma cosa cambia per le quotate? Le società quotate dovranno, da un lato, aggiornare i propri regolamenti e presidi interni per quanto riguarda le «operazioni con parti correlate» (fondamentale sarà il supporto dei comitati parti correlate e delle strutture interne, che applicano su base continuativa dette regole, ma anche dei legali esterni che supportano la società in materia di governance) e, dall’altro, modificare i propri abituali modelli informativi assembleari con riferimento alle «politiche in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti», dovendo rendere queste ultime più «chiare e comprensibili» e fornire maggiori dettagli su remunerazioni e compensi. Compliance fondamentale soprattutto alla luce del regime sanzionatorio modificato proprio per reprimere eventuali condotte tenute in violazione di tali norme, come si evince dalla norma.

Gli investitori istituzionali e i gestori di fondi attivi dovranno invece premurarsi di comunicare al pubblico le proprie «politiche di impegno», secondo le modalità meglio delineate nel Testo unico della finanza, dotandosi di adeguate procedure interne, strutture e consulenti per adempiere a tale significativo dovere di trasparenza a favore del mercato e degli investitori. Analogamente, i proxy advisors (ovvero quei soggetti, spesso di matrice internazionale, che offrono come servizio professionale la raccomandazione di voto nelle assemblee dei soci delle quotate, con particolare attenzione alle tematiche relative alla nomina degli organi sociali, alle remunerazioni e alle operazioni straordinarie; offrono spesso servizi di raccolta di deleghe per rendere più agevole la partecipazione assembleare) dovranno implementare adeguate procedure interne al fine del rispetto della nuova disciplina loro applicabile.

Anche perché sono state introdotte nuove sanzioni amministrative mirate a reprimere eventuali condotte di non-compliance.

Uno degli effetti più gravi della crisi del 2008 è stata la perdita di fiducia da parte di investitori ed analisti. Nei loro confronti, le novità introdotte nel quadro regolatorio italiano in attuazione della Shrd II contribuiranno a rendere i mercati più trasparenti e, nelle intenzioni del legislatore, a ripristinare la fiducia degli investitori nelle società quotate, nei loro esponenti e più in generale negli operatori di mercato. Il fatto che la normativa sia armonizzata a livello europeo garantisce peraltro che il mercato dei capitali nazionale non sia svantaggiato e non appaia più rigido o sovra-regolato agli occhi degli investitori istituzionali rispetto a mercati storicamente più attrattivi e competitivi. Come per molti altri presidi per la buona governance e la trasparenza dei mercati, l’attuazione della Shrd II non porterà a benefici economici diretti e immediati, ma più a effetto differito nel tempo.

Campo d’azione. Le norme introdotte dal dlgs 49/2019 si applicano, principalmente: alle società con azioni quotate, agli investitori istituzionali, ai «gestori di attivi» (tra cui sgr, sicav e sicaf che gestiscono direttamente i propri patrimoni) e ai consulenti in materia di voto (cosiddetti proxy advisors). Esse tuttavia riguardano e coinvolgono a vario titolo, da un punto di vista pratico, numerosi altri soggetti che «gravitano» attorno alle società quotate: membri degli organi sociali, soggetto incaricato della revisione legale dei conti, soci partecipanti alle assemblee, ecc. Per favorire il controllo degli azionisti sulle operazioni con parti correlate e limitare i rischi legati a fenomeni espropriativi realizzati con siffatte operazioni, la Direttiva ha introdotto anche alcune previsioni che assicurano una tempestiva informativa e dei presidi di tutela adeguati in fase di deliberazione di tali operazioni. A tal proposito, il dlgs 49/2019, nel recepire la Shrd II, ha apportato alcune modifiche all’art. 2391-bis c.c. in tema di operazioni con parti correlate, demandando alla Commissione nazionale per la società e la borsa (Consob) il compito di definire: (i) le soglie di rilevanza delle operazioni con parti correlate; (ii) le regole procedurali e di trasparenza proporzionate rispetto alla rilevanza e alle caratteristiche delle operazioni, alle dimensioni della società, alla tipologia di società che fa ricorso al mercato del capitale di rischio e i casi di esenzione dall’applicazione delle predette regole; e (iii) i casi in cui gli amministratori, fermo restando quanto previsto dall’art. 2391 c.c., e gli azionisti coinvolti nell’operazione sono tenuti ad astenersi dalla votazione sulla stessa ovvero misure di salvaguardia a tutela dell’interesse della società che consentono ai predetti azionisti di prendere parte alla votazione sull’operazione.

In merito all’impatto nella vita della società della nuova disciplina, per quanto riguarda le società quotate, le norme introdotte dal dlgs 49/2019 incrementano i presidi di trasparenza tra società e investitori, migliorando la governance delle società. Fra le misure di maggior interesse e impatto pratico sulla vita delle società quotate e sulle attività dei loro organi sociali, meritano senza dubbio di essere segnalate:

(a) il rafforzamento dei presidi sia formali, sia sostanziali in relazione alle «operazioni con parti correlate» (potenzialmente pericolose in quanto vedono coinvolte, da un lato, la società e, dall’altro, un soggetto legato alla stessa o ai suoi organi, dunque in connaturato conflitto di interessi);

(b) una maggior trasparenza sulle «politiche in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti», garantendo maggior consapevolezza e coinvolgimento degli azionisti in sede assembleare (cosiddetto say-on-pay), ma precisando anche che tali politiche devono contribuire «alla strategia aziendale, al perseguimento degli interessi a lungo termine e alla sostenibilità della società», così cercando di mitigare comportamenti di guadagno o speculazione di breve periodo in genere dannosi per gli azionisti, soprattutto di minoranza e retail;

(c) l’esigenza, per gli investitori istituzionali e i gestori di attivi, di comunicare al pubblico le proprie «politiche di impegno», mirate a descrivere le modalità con cui integrano l’impegno in qualità di azionisti nella loro strategia di investimento, anche in questo caso volendo evitare logiche speculative di breve termine che possano andare a discapito degli investitori;

(d) l’introduzione di una disciplina ad hoc per i proxy advisors.

Invece, i piccoli azionisti beneficeranno di maggiore trasparenza sulle «operazioni con parti correlate», saranno coinvolti con il proprio voto su più trasparenti e dettagliate «politiche in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti» secondo il paradigma del say-on-pay, potranno conoscere l’approccio d’investimento degli investitori istituzionali e dei gestori di attivi che da alcuni anni la fanno da padroni nelle assemblee di molte società quotate così consentendo una maggior consapevolezza sull’investimento effettuato e sui relativi rischi da parte dei piccoli azionisti.

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