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Società quotate «intercettabili»

Nei casi di false comunicazioni sociali per le società quotate in borsa saranno consentite le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche, mentre la custodia cautelare potrà riguardare anche le ipotesi di falsità commesse nelle società non quotate. Si allungano poi i termini di prescrizione per le quotate che potranno arrivare fino a 10 anni
Sono queste alcune modifiche ai nuovi delitti di false comunicazioni sociali che entreranno in vigore dal prossimo 14 giugno.
Le intercettazioni
In base all’articolo 266 del Codice di procedura penale le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione sono consentite, tra l’altro, nei procedimenti relativi ai delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni.
I precedenti reati di false comunicazioni sociali (in vigore fino al 13 giugno 2015) prevedevano al massimo, nel caso di società quotate, la reclusione da uno a quattro anni (per le non quotate la reclusione era da sei mesi a tre anni). Solo nel caso in cui fosse stato cagionato un grave nocumento ai risparmiatori da parte di imprese quotate, la pena era da due a sei anni. Ne conseguiva pertanto che eventuali intercettazioni potevano essere svolte solo in presenza di tale grave nocumento ai risparmiatori.
Con le nuove norme, invece, le false comunicazioni sociali delle società quotate ed assimilate sono ordinariamente sanzionate con la reclusione da tre a otto anni e, pertanto, potranno sempre effettuarsi le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche.
Per le imprese non quotate invece, ancorché la sanzione edittale sia aumentata (dai tre anni di reclusione quale pena massima si passa a cinque) non sarà possibile effettuare detta attività investigativa.
La custodia cautelare 
La custodia cautelare in carcere (ex articolo 280 del Codice di procedura penale) può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore (nel massimo) a cinque anni e per il delitto di finanziamento illecito dei partiti
Ne consegue che, in passato, tale misura poteva essere adottata, ricorrendone ovviamente anche le altre condizioni previste dal codice di rito, solo nel caso di società quotate che, per effetto delle false comunicazioni, avessero cagionato un grave nocumento ai risparmiatori. In tutte le altre ipotesi era esclusa. Dal 14 giugno 2015, invece, questa misura coercitiva personale potrà riguardare non solo tutte le condotte relative alle quotate ma anche alle società non quotate. Restano escluse le ipotesi di lieve entità (per le non quotate) e le false comunicazioni delle società non fallibili (articolo 2621 bis, comma 2) .
La prescrizione 
La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e, comunque, un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.
Con in reati in vigore fino al 13 giugno prossimo:
l e false comunicazioni sociali, per le non quotate, senza danno ai creditori, ai soci e alla società, costituivano una contravvenzione e pertanto il termine prescrizionale era di quattro anni (che diventavano cinque in caso di interruzione);
i n ipotesi invece di danno, il delitto, anche per la società quotata, si prescriveva in sei anni (che diventavano 7 anni e sei mesi in caso di interruzione)
Per le nuove fattispecie, tali termini aumentano, in quanto:
nei casi di false comunicazioni sociali, per le non quotate ma anche per le società non fallibili, a prescindere dal danno, la prescrizione del reato è sempre in sei anni, che diventano sette anni e sei mesi in presenza di interruzione;
per le quotate, il delitto, invece, si prescriverà in otto anni che diventeranno dieci in caso di interruzione.
Da segnalare, infine, che permangono le disposizioni già vigenti in passato in tema di confisca e di autorità giudiziaria competente. In particolare, per le ipotesi di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti per uno dei delitti in questione è sempre ordinata la confisca del prodotto o del profitto del reato e dei beni utilizzati per commetterlo.
Nel caso in cui non sia possibile l’individuazione o l’apprensione di tali beni, la confisca ha ad oggetto una somma di denaro o di beni di valore equivalente.
Infine, a norma dell’articolo 33 bis del Codice penale, sono attribuiti al tribunale in composizione collegiale, e non monocratica, tutti i delitti previsti dal Titolo XI del libro V del Codice civile, tra cui quelli sulle false comunicazioni sociali.

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