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Società professionali, rebus fiscale

di Andrea Bongi 

Le nuove società tra professionisti tra incerto trattamento fiscale e rischi di erosione della materia imponibile ai fini previdenziali. Oltre alle problematiche relative alla possibilità che le nuove società professionali siano partecipate anche da soci non professionisti, le nuove forme di aggregazione introdotte nel nostro ordinamento dal comma tre dell'articolo 10 della legge n.183/2011 (c.d. legge di stabilità) introducono più di un dubbio in ordine al corretto inquadramento fiscale del reddito dalle stesse prodotte nonché sull'esatta contribuzione previdenziale alle casse di appartenenza dei singoli soci professionisti.

Le nuove società tra professionisti, qualunque sia la forma giuridica prescelta dai soci, ai sensi delle nuove disposizioni sopra ricordate, dovranno necessariamente prevedere nel loro atto costitutivo: l'esercizio in via esclusiva dell'attività professionale da parte dei soci; l'ammissione in qualità di soci di professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, nonché di soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche o per finalità di investimento; specifici criteri e modalità sulla base dei quali l'incarico professionale conferito dai clienti alla società sia eseguito soltanto dai soci in possesso dei requisiti per l'esercizio della prestazione professionale richiesta; particolarità modalità sulla base delle quali sia prevista l'esclusione dalla società del socio cancellato dall'albo con provvedimento definitivo.

Le nuove società tra professionisti potranno essere anche di tipo multidisciplinare. Potranno cioè essere appositamente costituite per lo svolgimento contemporaneo di più attività professionali (quali, ad esempio l'attività di avvocato e di dottore commercialista).

I lavoratori autonomi iscritti in albi potranno però partecipare ad una sola società tra professionisti essendo espressamente previsto dal comma 6 dell'articolo 10 della legge 183/2011 che «la partecipazione ad una società è incompatibile con la partecipazione ad altre società tra professionisti».

Precisati i confini civilistici delle nuove società tra professionisti (stp come acronimo) veniamo alle problematiche fiscali e previdenziali che le stesse possono generare. Dal punto di vista tributario due sono le questioni sul tappeto: se il reddito prodotto da tali forme societarie sia ancora un reddito di lavoro autonomo oppure costituisca un vero e proprio reddito d'impresa e se i compensi corrisposti alle stp dai clienti che agiscono nella veste di sostituti d'imposta siano da assoggettare o meno alla ritenuta d'acconto ex art.25 del dpr 600/73.

In assenza di prese di posizione delle Entrate sulla disciplina tributaria delle nuove società tra professionisti l'unico modo per cercare di risolvere le problematiche appena ricordate è quello di rifarsi a precedente interventi di prassi amministrativa. Prima dell'intervento della legge di stabilità per il 2012 nel nostro ordinamento erano previste sia la possibilità di costituire le c.d. società tra avvocati (istituite dal dlgs n. 96/2001) sia le c.d. società di ingegneria (istituite dalla legge n. 109/94). Per entrambe le tipologie suddette l'Agenzia delle entrate ha avuto modo di dirimere le questioni attinenti sia alla natura del reddito dalle stesse prodotto sia all'applicazione delle ritenute alla fonte sui compensi dalle stesse richiesti ai clienti.

Per quanto attiene alle società tra avvocati, per le quali la norma istitutiva prevedeva l'obbligo di costituzione secondo un particolare tipo di società in nome collettivo, le Entrate con la risoluzione n.118 del 28 maggio 2003, hanno chiarito che il reddito prodotto da tali società «…proprio in considerazione della specificità dell'oggetto sociale _ e della rilevanza che assume la prestazione professionale dei soci rispetto all'incidenza del capitale … deve essere ricondotto nell'ambito del lavoro autonomo». I redditi prodotti dalle società tra avvocati, continua la risoluzione in commento, costituiscono redditi di lavoro autonomo ai sensi dell'articolo 49 del Tuir mentre i compensi corrisposti alla stp sono di conseguenza soggetti alla ritenuta d'acconto ai sensi dell'articolo 25 del dpr 600/73.

Quando invece la forma societaria prescelta per l'esercizio dell'attività professionale è quella di capitali le problematiche fiscali cambiano radicalmente. Nel caso delle già citate società di ingegneria, per le quali la legge istitutiva prevedeva l'obbligo della costituzione in forma di società di capitali, le Entrate si sono infatti espresse in maniera diametralmente opposta a quella delle società tra avvocati, nella risoluzione n.56/e del 4 maggio 2006. In tale documento di prassi si legge infatti che sulla base delle disposizioni attrattive contenute nell'articolo 81 del Tuir il reddito prodotto dalle società tra ingegneri «rientra nella categoria del reddito d'impresa per il solo fatto di essere realizzato da un soggetto costituito in una veste giuridica societaria». Ferma restando la natura professionale dell'attività svolta, si legge inoltre nella risoluzione in commento, il corrispettivo dovuto dal soggetto che ha fruito della prestazione non si configura come compenso per prestazioni di lavoro autonomo da assoggettare a ritenuta d'acconto bensì come ricavo conseguito nell'ambito dell'attività propria della società di ingegneria il quale concorre alla determinazione del reddito d'impresa come componente positivo di reddito.

È sulla base dei suddetti precedenti di prassi amministrativa che si è formulata la tabella in pagina nella quale si nota il cambio di regime fiscale fra società tra professionisti che assumono la veste di società di persone e quelle che assumono invece la veste giuridica di società di capitali.

Tutto da esplorare in questo senso anche il tema relativo alla convenienza fra la determinazione del reddito con il criterio di cassa piuttosto che con quello di competenza economica. Stando ai contenuti della recente manovra Monti il criterio privilegiato far i due dovrebbe essere quello per cassa che consente la tassazione ai fini delle imposte dirette soltanto delle prestazioni effettivamente riscosse dal contribuente.

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