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Società, prescrizione su misura

La prescrizione per le imprese soggette a un procedimento da decreto 231 per reati commessi da dipendenti segue regole proprie e non quelle ordinarie del Codice di procedura penale. Per questo, in caso di contestazione dell’illecito alla società, la prescrizione non inizia a decorrere sino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio. Lo ricorda la Corte di cassazione con la sentenza della Sesta sezione penale numero 27978. La pronuncia ha così annullato la sentenza della Corte d’appello di Bari con la quale veniva dichiarata l’estinzione per avvenuta prescrizione dell’illecito amministrativo attribuito a una società a responsabilità limitata imputata del reato di tentata concussione.
I giudici baresi avevano applicato la disciplina “ordinaria” stabilita dal Codice penale agli articoli 157 e seguenti, senza tenere conto della specificità di quanto stabilito dal decreto 231. Quest’ultimo infatti, con l’articolo 22, delinea una disciplina particolare, stabilendo, tra l’altro, che i termini di prescrizione sono invariabilmente determinati in 5 anni dalla commissione del reato, senza eccezione.
Particolare però anche la disciplina delle cause interruttive che, nel caso esaminato, ha fatto la differenza. Il decreto 231 stabilisce infatti che, nel caso dell’applicazione di misure cautelari e di contestazione dell’illecito amministrativo si determina l’inizio di un nuovo periodo di prescrizione. Inoltre, se l’interruzione è dovuta alla contestazione dell’illecito, allora i termini restano sospesi sino al momento del passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio. Una disciplina del tutto particolare che è stata però ignorata dalla Corte d’appello, spingendo la Cassazione all’annullamento della sentenza impugnata dalla pubblica accusa e alla conferma delle sanzioni amministrative che erano state nel frattempo inflitte. Il procedimento a carico della società che, nel quadro accusatorio, ha tratto vantaggio dal reato commesso dal proprio dipendente può quindi proseguire.

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