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Società personali, le assegnazioni dei beni bloccate

Operazioni di assegnazione dei beni ai soci nell’ambito delle società personali ancora bloccate. Totalmente incerta la tassazione in capo ai soci di tali società, soprattutto se gestite in contabilità semplificata, per l’assenza di una documentata stratificazione del patrimonio e per la possibile emersione di materia imponibile e del «sottozero».

La recente circolare 26/E delle Entrate non ha sopito numerosi dubbi emergenti dalle operazioni agevolate di assegnazione di immobili e beni mobili registrati, ai sensi dei commi da 115 a 120, dell’art. 1, della legge 208/2015 (Stabilità 2016).

Innanzitutto, si evidenzia che sono tantissime le società personali (snc e sas) costituite da tempo dalle famiglie e destinate a formare la cosiddetta «cassaforte», con le quali sono stati acquisiti immobili, un tempo anche locati, ora molto spesso sfitti, e che attualmente subiscono discipline tributarie invasive, come quella delle società non operative (o di comodo).

Il problema, più volte indicato, attiene non tanto l’applicazione della sostitutiva al differenziale tra il valore normale (o catastale) e il valore fiscalmente riconosciuto (8% o 10,5% se società di comodo), ma le ripercussioni che la stessa assegnazione fa emergere in capo al socio.

Infatti, se la società assegnante è una società di persone, l’assegnazione con riduzione delle riserve di utili «non» dovrebbe determinare alcuna formazione di materia imponibile in capo al socio; sul tema le Entrate si sono già espresse, in tali termini, con un documento di prassi del 1999 (circ. 112/E/1999, cap. I, parte II, § 4.1.1.1) e con la recente circolare n. 26/E/2016 (§ 6.2) del 1°giugno.

Tale documento afferma, infatti, che «per i soci delle società di persone l’applicazione delle ordinarie regole di tassazione per trasparenza in capo ai soci, determina che il pagamento dell’imposta sostitutiva rende – per l’importo già assoggettato a tassazione – definitiva e liberatoria la tassazione in capo ai soci assegnatari».

Per tali società, pertanto, l’assolvimento dell’imposta sostitutiva, nelle aliquote indicate, dovrebbe «chiudere il conto», non facendo emergere, in capo al socio, alcun ulteriore onere, sebbene in tali situazioni il valore del bene assegnato vada a ridurre il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione, che lo stesso socio detiene nella società, ai sensi del comma 6, dell’art. 68, dpr 917/1986.

Il primo problema, non di poco conto, è che vi potrebbero essere casi (e non sono così rari) nei quali il «valore normale» (o catastale) del bene assegnato risulti ben superiore al costo fiscale della partecipazione, ancorché incrementata della differenza assoggettata all’imposta sostitutiva; in tal caso l’eccedenza (cosiddetto «sottozero») sembra scontare l’imposizione in capo al socio con le regole prescritte per ciascun soggetto d’imposta, come affermato a suo tempo da altro documento di prassi (circ. 189/E/1999) e non smentito dal più recente (circ. 26/E/2016).

Quindi, se ho un bene con valore normale (o catastale) pari a 100, con un valore catastale pari a 90 e un valore fiscale pari a 60, e una quota di partecipazione del socio assegnatario pari a 10, pago l’imposta sostitutiva su 30 (differenza tra 90 e 60), e verifico l’emersione del «sottozero», tenendo conto di 40 (valore fiscale della quota 10 + valore assoggettato a sostitutiva 30), tassando 50 in capo al socio (differenza tra 90, valore del bene assegnato, e 40, valore della partecipazione + differenza assoggettata a sostitutiva).

Il secondo problema concerne, invece, la dimostrazione dell’entità degli utili non distribuiti, già assoggettati a tassazione, soprattutto per quelle società di persone che, legittimamente, sono state gestite da tempo in contabilità semplificata, e che formano il patrimonio netto al momento dell’assegnazione del bene.

Posto che l’imposta sostitutiva grava sulla società e che, anche nei chiarimenti forniti recentemente, le Entrate affermano (circ. 26/E/2016 § 6.2) che in capo ai soci non si forma materia imponibile, poiché il pagamento dell’imposta sostitutiva «neutralizza» e «rende definitiva» la tassazione in capo ai soci assegnatari, per effetto della tassazione per trasparenza degli utili formati nel tempo (art. 5 del Tuir), si potrebbe pacificamente sostenere che, a prescindere dalla modalità di tenuta della contabilità (semplificata o ordinaria), senza alcun onere probatorio in capo ai contribuenti e fatto salvo il caso appena indicato («sottozero»), che non appare né confermato né escluso dal recente documento di prassi, l’assegnazione del bene in capo al socio della società personale, comporta la riduzione del patrimonio netto della società, ma nessuna formazione di materia imponibile in capo al socio assegnatario, in quanto ininfluenti le vicende correlate all’attribuzione degli utili ai soci (come detto, già tassati).

Nell’unico esempio riportato per la detta tipologia di tassazione (§ 6.2), però, l’Agenzia delle entrate conferma che l’assegnazione «comporta la riduzione del patrimonio netto della società in contropartita alla riduzione dell’attivo» ma non indica quale riserva utilizza, dando per scontato l’utilizzo di quella di utili, con la conseguenza che, ragionando come l’Agenzia e riprendendo l’esempio appena fatto, soltanto se il valore della partecipazione passa da 10 a 60, anche per effetto di un patrimonio netto formato dal capitale iniziale versato (10) e di riserve di utili accantonate nel corso degli anni (50), a prescindere dalla tipologia di contabilità tenuta, non emerge materia imponibile tassabile in capo al socio.

Fabrizio G. Poggiani

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