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Società partecipate i Cinquestelle vincono la partita lottizzazione

MILANO — L’uscita delle liste complete del Tesoro per i cda di Enel, Eni, Poste, Leonardo, nell’attesa di ufficializzare i nomi su Terna, Mps, Enav attesi entro domani, rafforza la sensazione che da giorni aleggia tra addetti ai lavori. Ossia che la maggioranza, partendo da M5S e passando per Pd e Iv, abbia fatto incetta di incarichi in tutte le sette partecipate dal Tesoro che a maggio in assemblea voteranno i nuovi vertici. I nomi espressi dalla politica e le spartizioni con veti incrociati stile “manuale Cencelli”, ricordo della Prima repubblica, poche volte da allora hanno avuto tanto spazio. Sono una dozzina i dirigenti “apparentati” dai partiti al governo, affiancati da vari professionisti della politica o del suo sottobosco che sederanno nei cda delle più strategiche società nazionali (vedi tabella).
Si va dagli ad “promossi” per volontà M5S come in Terna (Stefano Donnarumma), Mps (Guido Bastianini), Enav (Paolo Simioni), a quelli confermati con plauso di tutta la maggioranza (Francesco Starace all’Enel e Matteo Del Fante alle Poste), a quelli “salvati” da veti del centrosinistra come Claudio Descalzi all’Eni e Alessandro Profumo a Leonardo. Si passa ai presidenti, confermati in Poste (Maria Bianca Farina), spostati da Enel a Mps (Patrizia Grieco, che tuttavia non pare entusiasta del trasloco in fieri), o nuovi come Lucia Calvosa all’Eni (M5S), Michele Crisostomo all’Enel (M5S), Valentina Bosetti a Terna (Pd), Francesca Isgrò a Enav (Pd), Luciano Carta a Leonardo (M5S).
Ma i nomi che danno più tono politico sono quelli dei tanti fiduciari piazzati nei cda da altrettanti politici. Come Carmine America, l’ex compagno di liceo di Luigi Di Maio nominato in Leonardo, con Paola Giannetakis, già “ministra” M5S candidata alle politiche 2018 e docente alla Link Campus, mentre il membro dell’ufficio legislativo M5S Emanuele Piccinno sarà nel cda Eni. I democratici hanno pensato invece a Bernardo De Stasio, avvocato vicino al Pd romano per le Poste, mentre in Eni chiamano Nathalie Tocci, direttrice Istituto affari internazionali, e nella lista Mps in rifinitura hanno inserito la docente senese Francesca Bettio e Roberto Rao, ex consigliere di Pierferdinando Casini e poi del ministro Andrea Orlando. Anche Matteo Renzi, pur essendosi dichiarato «vincitore morale senza entrare in campo» nella partita, qualche spintarella l’ha data. Il che spiega meglio il ritorno in auge di Enrico Carbone, suo fedelissimo che si scalda per Terna; di Ada Lucia De Cesaris, ex assessore all’urbanistica della giunta Pisapia a Milano; e più ancora di Federica Guidi, che guidò il Mise nel governo dell’ex leader Pd, e rientra come consigliere di Leonardo (non dell’Eni dove puntava: forse perché nel 2016 fu coinvolta proprio dall’inchiesta sui rifiuti Eni in Val d’Agri – poi archiviata – che indagava il compagno).
Si racconta tra i palazzi che l’affermazione della “politica” è stata possibile anche per il fatto che il Tesoro, gravato dai dossier drammatici portati dal coronavirus, ha fatto poco filtro, limitandosi a piazzare propri dirigenti in chiave di c ontrollo. Ce n’è uno in Poste, uno all’Eni, due in Leonardo, uno o due sono attesi in Mps. L’effetto di questa prassi tuttavia è ridurre ancor più lo spazio, almeno teorico, che dovrebbe spettare a esperti, strateghi, scenaristi che per tre anni dovranno competere con le altre multinazionali di energia, difesa, finanza.

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