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Società, la 231 non lascia scampo

di Simona D'Alessio e Filippo Grossi  

Responsabilità amministrativa delle società conseguente a reati: dall'iscrizione a ruolo alla condanna dell'ente il passaggio è praticamente sicuro. Basta dare un'occhiata ai dati relativi alla procura di Milano, riferiti ai primi dieci anni di operatività del dlgs 231/01, per constatare che nel 99,5% dei casi la condanna delle società si è effettivamente verificata: più di 150 casi di iscrizione a ruolo (e si arriva a 200 se si considera che nei primi tre anni dall'entrata in vigore della normativa i reati non erano stati inseriti nell'indagine statistica della procura di Milano) e «nella quasi totalità degli episodi», spiegano a ItaliaOggi Sette dalla procura di Milano, «si è giunti a un patteggiamento con gli enti».

Nell'unico caso di assoluzione, ovvero il caso Impregilo, racconta anche Mauro Clerici, magistrato presso la procura milanese, il fatto è avvenuto «per la presenza di un modello organizzativo in capo all'ente».

Modelli organizzativi «anti-responsabilità», questi sconosciuti. «Dal 2001 al 2006», spiegano le fonti della procura milanese interpellate, «il 90% delle piccole e medie imprese non si era dotato del modello organizzativo e di controllo: strumento assai utile per costituire un'esimente della responsabilità amministrativa dell'ente, pur in presenza di illecito commesso dai soggetti apicali dell'ente stesso. Ciò era avvenuto solo per alcune grandi banche e grosse società. Eppure la società o l'ente che adotta un buon modello organizzativo e in cui funziona bene l'organismo di vigilanza sui soggetti apicali», aggiungono, «può essere escluso da ogni forma di responsabilità per violazione del dlgs 231». Anche secondo Clerici «resta fondamentale che gli enti per prima cosa si dotino di un modello gestionale, poi che lo adeguino ai reali ed effettivi rischi che può correre quello specifico soggetto, in modo che non si tratti di un mero modello solo cartaceo, ma sia efficace al fine di consentire agli stessi di essere esclusi da ogni responsabilità».

L'assenza dello strumento di controllo, interviene il colonnello della Guardia di finanza Virgilio Pomponi, «è la prima ragione per cui si procede alle contestazioni», ma l'esponente delle fiamme gialle segnala anche un campanello d'allarme legato alle consulenze, «in taluni casi usate per far uscire fuori dalla società il denaro in maniera non corretta».

Cultura e costi della prevenzione. «Fino a quando le imprese non riterranno economicamente più conveniente prevenire la commissione di reati al loro interno, piuttosto che affrontare i rischi e, a seguire, i costi di un procedimento penale, la 231 continuerà ad avere un'applicazione piuttosto marginale», sostengono Gabriele Capecchi e Andrea Fedi, partner dello studio legale Legance. Secondo gli avvocati, il fallimento di svariati modelli in sede giudiziaria avviene «perché sono stati elaborati in maniera insufficiente e puramente formale». Entrambi sono convinti che «ci si sofferma troppo sull'effetto di «schermo» rispetto all'imputabilità penale, ma un buon modello 231 può anche prevenire e scriminare la responsabilità civile per danni, nonché quella amministrativa. Se ben articolato, esso può inoltre mettere ordine nelle procedure seguite dall'impresa, coordinarle con quelle regolamentari alle quali la stessa sia soggetta, e razionalizzarle con quelle del gruppo multinazionale cui eventualmente appartenga. E tutto ciò senza sovrapposizioni e/o ripetizioni inutili». Uno dei punti che rimangono roventi è il costo (elevato) dei modelli organizzativi e di controllo. Le misure preventive contemplano anche la costituzione di un organismo di vigilanza, incaricato di sorvegliare i comportamenti di tutti i dipendenti aziendali, inviando propri ispettori a controllare l'azienda che lo ha nominato. Inoltre per le aziende, a fronte di un'uscita (considerevole) certa, non c'è comunque la garanzia di una reale validità, qualora si arrivi in giudizio. Il prezzo, ovviamente, risente di una serie di fattori (la grandezza dell'azienda, il numero dei dipendenti, se fa, o meno affari con la pubblica amministrazione, etc), però interpellando alcuni dottori commercialisti, categoria che può redigere questi prodotti, si riesce a quantificare mediamente l'esborso: per un'impresa di dimensioni medio-piccole, si può offrire un buon modello da 12 mila euro e, contestualmente, il professionista si propone per aiutare i manager nella fase di start-up del piano di vigilanza e gestione. Nell'eventualità, invece, il committente sia una società con meno di 100 dipendenti ed un fatturato di 200 milioni, la spesa può aggirarsi intorno ai 40 mila.

L'ampliamento dell'applicazione della 231. I confini della responsabilità amministrativa degli enti in questi 10 anni si sono progressivamente ampliati, e oggi si può constatare che il perimetro dei reati, dalla sola categoria di quelli societari e di quelli contro la pubblica amministrazione, è andato ben oltre l'impostazione originaria. Per i partner di Legance, «vari nuovi reati (ambiente, corruzione privata ecc.) saranno a breve introdotti nel dlgs. Il nodo è che il numero delle norme aumenta, e il loro contenuto è sempre più legato a contingenze particolari, piuttosto che a principi generali».

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