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Società in perdita sotto esame

di Marco Bellinazzo

Società in perdita "sistemica" al centro del lavoro dell'agenzia delle Entrate, chiamata in questi giorni a definire il perimetro nel quale applicare la stretta dettata dal decreto di Ferragosto.

A dire il vero, sono diversi i problemi applicativi che i tecnici dell'amministrazione finanziaria stanno mettendo a fuoco con l'obiettivo di rendere quanto prima efficaci le misure contenute nei provvedimenti di questa estate per la correzione dei conti pubblici. Presto sarà diffusa una prima circolare interpretativa per dissipare (si spera) i dubbi sorti tra gli operatori.

Il tema delle società in perdita è uno dei più complessi da affrontare, soprattutto perchè si intreccia inevitabilmente con la crisi economica che ha messo alle corde moltissime imprese italiane. La necessità di stanare i furbi per combattere conclamati fenomeni di evasione – come emerso anche due giorni fa nel corso di un convegno organizzato dall'Ordine di Bari dei dottori commercialisti e partecipato da più di mille iscritti (si veda Il Sole 24 Ore del 5 ottobre) – perciò verrà contemperata con l'esigenza di tener conto del perdurare della recessione iniziata nel corso del 2008.

Il gettito Ires atteso con l'inasprimento dell'aliquota e con l'estensione della disciplina delle società di comodo ai soggetti in perdita sistemica è pari a 170 milioni di euro per il 2012, a 226 milioni nel 2013 e 226 per il 2014. Le società che potrebbero essere coinvolte nel giro di vite sono infatti circa 100mila. La stima era stata fatta un mese fa dal Sole 24 Ore utilizzando la banca dati di Cribis D&B. Attraverso i bilanci 2008-2010 di 1,4 milioni di società di capitale risultavano 93mila aziende "a rischio". Principalmente si trattava di società immobiliari o edili con sedi a Roma, Milano o Napoli. Naturalmente il dato è stato depurato escludendo quelle in possesso dei requisiti per rientrare nelle clausole di disapplicazione: per esempio, l'avere più di 10 dipendenti ovvero oltre 50 soci.

D'altro canto, prendendo in considerazione le dichiarazioni relative agli anni 2007-2008- 2009 il perimetro delle società che ogni anno, in sede di denuncia dei redditi, dichiarano una "perdita d'impresa" anzichè un guadagno è ancora più ampio: Spa e Srl in perdita fiscale erano 363mila nel 2008, 330mila nel 2007 e 312mila nel 2006; le società di persone in perdita nel 2009 – quindi con redditi dichiarati nel 2010 – sono state 164mila, 159mila nel 2008 e nel 2007 147mila.

Per evitare l'aggravio le società in perdita ma operative possono fare interpello o sfruttare la cause di disapplicazione automatica. Ma questa soluzione più semplice (si veda l'articolo sotto) pare al momento di fatto esclusa per holding, per le società immobiliari e per le Pmi con meno di 10 dipendenti. Altro punto su cui l'Agenzia dovrà adesso pronunciarsi: allo studio c'è, infatti l'allargamento delle cause di disapplicazione. Anche per evitare un'ondata di interpelli.

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