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Società in perdita sistemica, rientrano in gioco 2009 e 2010

Società in perdita fiscale, «non operative» solo se il risultato negativo si protrae per cinque periodi d’imposta consecutivi.

Nel testo del decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali, approvato definitivamente dal consiglio dei ministri lo scorso 30 ottobre, il legislatore ha introdotto (art. 18) alcune disposizioni che tendono a migliorare la situazione delle società, di persone e/o di capitali, che, al persistere di risultati negativi, entrano a far parte delle cosiddette «società non operative» (o «società di comodo»).

Recentemente, infatti, il legislatore fiscale ha introdotto un’altra fattispecie di società non operativa, prevista dai commi 36-decies e 36-undecies, dell’art. 2, dl 138/2011, concernente le «società in perdita sistemica» (o sistematica), cui viene estesa la disciplina, penalizzante, di cui all’art. 30, legge 724/1994. Sono tali le società che presentano, per tre periodi d’imposta consecutivi, dichiarazioni in perdita fiscale o che, per un triennio, presentano due dichiarazioni in perdita fiscale e una dichiarazione con un reddito fiscale inferiore a quello minimo, determinato ai sensi del citato art. 30, legge 724/1994. In tal caso, la società diventa «non operativa» al quarto anno successivo al triennio considerato: se, per esempio, la società ha realizzato una perdita fiscale nel 2011, un utile fiscale inferiore al reddito minimo nel 2012, e una ulteriore perdita fiscale nel 2013, nel 2014 entrava a far parte della grande famiglia delle società di comodo, pur realizzando, in detto ultimo periodo (2014), utili anche cospicui e superiori all’ammontare di quello minimo, a prescindere dal fatto che i ricavi realizzati risultino superiori a quelli minimi, come determinati con l’applicazione delle percentuali disposte dal comma 1, dell’art. 30 della citata legge 724/1994. Sulla base del tenore letterale delle disposizioni vigenti, i tre periodi d’imposta devono essere consecutivi e non rileva il risultato civilistico, con la conseguenza che le società che rilevano perdite anche in modo strutturale ma che, per effetto delle variazioni fiscali in aumento, risultano in utile fiscale per un ammontare superiore al minimo, fuoriescono dalla detta presunzione. È noto che l’art. 30, legge 724/1994 e, recentemente, i commi 36-decies e 36-undecies, dell’art. 2, dl 138/2011, rispettivamente per le società «non operative» (o di comodo) e per quelle in «perdita sistemica» (o sistematica), hanno introdotto numerose penalizzazioni che vanno dalla determinazione di un reddito minimo, al blocco dell’utilizzo del credito Iva, transitando per la maggiorazione Ires (dal 27,50 al 38%). Anche ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) è stabilito che il valore della produzione netta non deve risultare inferiore al reddito minimo presunto determinato ai fini delle Ii.dd., incrementato di taluni costi (retribuzioni, compensi ai collaboratori coordinati e continuativi, prestazioni di lavoro occasionale e interessi passivi). Infine, il comma 4, dell’art. 30, legge 724/1994 dispone la preclusione al rimborso del credito Iva o alla compensazione orizzontale, fino al completo divieto di compensazione anche con il debito Iva se la società, risultata non operativa, per tre periodi d’imposta non effettua operazioni rilevanti ai fini del detto tributo per un entità pari ai ricavi minimi presunti. Di conseguenza, si rende necessario verificare la presenza di una causa di disapplicazione (società in liquidazione, in fallimento, congrua e coerente, nel primo periodo d’imposta, con mol positivo e quant’altro), come individuato da uno specifico provvedimento direttoriale (Entrate, provvedimento 11/6/2012) o presentare una specifica istanza di «interpello disapplicativo» alla competente direzione regionale delle Entrate. Con il decreto semplificazioni si modificano le disposizioni contenute nei commi 36-decies e 36-undicies, dell’art. 2, dl 138/2011 prevedendo l’estensione del monitoraggio da tre a cinque periodi d’imposta consecutivi, con riferimento alle dichiarazioni in perdita fiscale e l’applicazione della disciplina anche in presenza di quattro periodi in perdita e uno con reddito inferiore al minimo. Tale novità si rende applicabile alla data di entrata in vigore del provvedimento e, presumibilmente, se lo stesso sarà definitivamente licenziato entro la fine dell’anno, a partire dal periodo d’imposta in corso (2014); detta lettura è stata inserita, con maggior certezza, all’interno della relazione illustrativa, in quanto si afferma testualmente che «in deroga a quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, della legge 27 luglio 2000 n. 212, le modifiche previste dai commi 1 e 2 (art. 18) trovano applicazione a decorrere dal periodo d’imposta in corso all’entrata in vigore del provvedimento che le introduce, ossia, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, dal periodo d’imposta 1/1-31/12/2014». La conseguenza è, pertanto, che la società sarà soggetta alla disciplina richiamata (società non operative) nel periodo d’imposta 2014, soltanto se il medesimo soggetto ha realizzato perdite fiscali nel quinquennio 2009/2013 ovvero, se è risultata in perdita per quatto periodi, inseriti in tale quinquennio (per esempio, 2009, 2010, 2012 e 2013) e se, in uno (2011), ha realizzato un utile fiscale inferiore al reddito minimo, con il paradosso che si deve tenere conto di esercizi pregressi (2009 e 2010) non considerati prima dell’allungamento del periodo di monitoraggio.

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