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Società in perdita, conti 2012 cruciali per la non operatività

Il bilancio 2012 è decisivo per la verifica della non operatività a causa delle perdite triennali. Nei bilanci in chiusura trova spazio per la prima volta la regola che identifica come non operative le società in perdita sistematica. La questione coinvolge non pochi soggetti anche considerando la profonda crisi che sta attraversando la nostra economia. E sul filo di lana sono giunte nuove indicazioni della prassi contenute nella circolare 1/E del 2013 che, anche se non eliminano tutti i dubbi, cercano di fare un po’ di luce, sulla materia.

Il primo punto risolto riguarda la rilevanza o meno degli abbattimenti del reddito prodotto in forza di perdite pregresse riportate.

L’esempio indicato nella circolare è il seguente:

  • una società ha realizzato nel 2009 una perdita di 1.200;
  • nel 2010 una perdita di 500;
  • nell’esercizio 2011 consegue invece un reddito di 1.000, ridotto a 200 a seguito dell’utilizzo all’80% di perdite pregresse.Si ipotizza che il reddito minimo sia 900. A fronte di ciò ci si chiedeva se il reddito dell’esercizio 2011 dovesse considerarsi superiore o inferiore a tale importo minimo con l’ovvia conseguenza che nel caso di risposta negativa la stessa sarebbe risultata di comodo. La risposta invece è stata positiva.

    Il punto di partenza della prassi è stato quello secondo cui la norma fa riferimento al «reddito dichiarato» e che con ciò debba intendersi il reddito ai fini Ires del periodo d’imposta come risultante dalla relativa dichiarazione e cioè il reddito complessivo al lordo dell’utilizzo delle eventuali perdite dei precedenti esercizi. Quindi, tornando all’esempio, per verificare se il «reddito dichiarato» è inferiore al reddito minimo presunto ai fini del triennio di osservazione, il soggetto interessato dovrà raffrontare l’ammontare del reddito imponibile minimo, con il reddito complessivo analiticamente determinato: la società nel caso in esame non risulta di comodo per il periodo d’imposta 2012 perché il suo reddito complessivo del 2011 (1.000) è superiore al reddito imponibile minimo (900).

    Un’altra questione risolta riguarda invece il caso di società che nel triennio di riferimento pur avendo un reddito effettivo inferiore a quello minimo lo ha adeguato in forza dell’applicazione della normativa sulle società non operative.

    Il caso è quello di una società in perdita fiscale nel triennio 2009-2011 e che nell’esercizio 2012 consegue una ulteriore perdita, ma dichiara un reddito pari al minimo delle società di comodo. In questa ipotesi si è chiesto se per il nuovo periodo di osservazione valido per l’esercizio 2013 (triennio 2010-2012) il reddito del periodo di imposta 2012 debba considerarsi di perdita o invece come non inferiore al minimo. La risposta sul punto è stata però negativa. Infatti secondo la circolare 1/E ai fini della verifica della esistenza di una perdita fiscale nel periodo di osservazione, «il reddito adeguato al minimo per effetto della applicazione della normativa sugli enti di comodo non assume alcuna rilevanza, dovendo il soggetto interessato fare riferimento al reddito imponibile complessivo analiticamente determinato».

    Quindi tornando all’esempio si dovrà considerare una perdita fiscale per i periodi d’imposta 2009, 2010 e 2011. Da qui scatta la non operatività per il 2012 con l’obbligo di dichiarare un reddito almeno pari al c.d. reddito minimo presunto di cui all’articolo 30. Per verificare la situazione nel 2013 la società dovrà poi considerare i risultati del triennio di costituito dai periodi d’imposta: 2010, 2011 e 2012. Ma in tale analisi per il 2012 quello che deve essere considerato è il risultato di periodo analiticamente determinato a nulla rilevando l’adeguamento.

    Quindi nell’esempio, essendo il 2010, 2011 e 2012 in perdita fiscale, per il 2013, la società sarà considerata in perdita sistematica, a nulla rilevando che abbia dichiarato un reddito minimo presunto.

    La circolare offre poi una successiva risposta questa volta con riguardo alle cause di disapplicazione della normativa.

    Il caso esaminato è quello di una società in perdita sistematica che detiene partecipazioni immobilizzate in altre società ma che non è in grado di utilizzare la causa di disapplicazione del provvedimento in quanto svolge attività diverse da quelle strettamente funzionali alle partecipazioni.

    Si chiedeva se era possibile nel calcolo del reddito minimo non considerare il valore di tali partecipazioni, analogamente a quanto stabilito per le società non operative dal provvedimento direttoriale del 14 febbraio 2008 e dalla circolare 9/E/2008.

    Partendo dalla considerazione che la causa di disapplicazione del provvedimento dell’11 giugno 2012 non opera in modo «parziale» secondo la prassi il soggetto dell’esempio potrà disapplicare in toto la disciplina delle società in perdita sistematica qualora il valore economico delle proprie partecipazioni, iscritte esclusivamente tra le immobilizzazioni finanziarie sia prevalente rispetto al valore (economico) di tutte le partecipazioni di cui dispone.

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