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Società in perdita al minimo

Per sfuggire alla stretta sulle società in perdita, il reddito dichiarato dovrà essere pari o superiore a quello minimo ma non per effetto di un adeguamento a tale importo. In questa ipotesi, infatti, non trova applicazione l’esimente prevista dalla legge e rimarrà aperta solo la strada dell’interpello disapplicativo. Una volta superato in modo «ordinario» l’ammontare del reddito minimo, potranno formare oggetto di compensazione le perdite pregresse che, altrimenti, rimarrebbero sterilizzate. Sono queste le indicazioni giunte dall’Agenzia delle entrate e formalizzate nella circolare n. 1 del 2013 e che hanno riguardato, tra l’altro, le norme antielusive introdotte nel 2011 quale appunto quella relativa alle società in perdita sistematica che sono individuate come quelle società che, per un triennio, dichiarano una perdita fiscale ovvero un reddito inferiore a quello minimo determinabile sulla base degli asset individuati per le società di comodo.

Il concetto di reddito minimo. Un quesito formulato all’Agenzia delle entrate riguardava la situazione di una società che, per il triennio 2009-2011 aveva dichiarato delle perdite fiscali ricadendo dunque dal 2012 nella applicazione della disposizione di legge che interessa, è bene ricordarlo, sia i soggetti Ires che quelli Irpef. La domanda in questione era finalizzata a conoscere se l’applicazione della norma potesse essere sterilizzata mediante un adeguamento al reddito minimo. Nella sostanza, posto che il 2012 chiude in perdita la questione vera era conoscere se la «cancellazione» della perdita con la contemporanea dichiarazione del reddito minimo (ad esempio 100) potesse sterilizzare l’applicazione della norma nel 2013. La risposta dell’Agenzia è stata negativa, nel senso che l’effetto adeguamento a tale fine non rileva con la conseguenza che, per eliminare la possibilità di applicazione della restrizione normativa, il reddito del 2012 dovrà essere un reddito ordinariamente superiore al minimo e non adeguato. L’indicazione, che da un punto di vista normativo potrebbe anche essere giustificata si presta a una applicazione pratica che potrebbe generare delle rilevanti problematiche in sede di accertamento. Il punto è come raggiungere un reddito dichiarato che, fisiologicamente, sia superiore al reddito minimo di riferimento. Va ricordato come dal risultato civilistico, ai fini della determinazione del reddito di impresa si debba tenere conto delle variazioni in aumento ed in diminuzione previste dal testo unico delle imposte sui redditi che, dunque, possono condurre a un risultato che fisiologicamente supera il reddito minimo. In questo caso non vi è nulla da temere mentre più problematica potrebbe essere la situazione nella quale ad esempio, una variazione in aumento viene apportata alla determinazione del risultato fiscale proprio per eliminare in radice il problema della applicabilità della norma introdotta nel 2011.

Il superamento del reddito minimo. A completamento del concetto sopra illustrato, l’Agenzia delle entrate formula un’altra osservazione. E cioè che, una volta che venga dichiarato un importo almeno pari al reddito minimo presunto per effetto della applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 30 della legge n. 724 del 1994, trova soluzione anche il problema della compensabilità delle perdite pregresse. Infatti, a tale fine, secondo l’Agenzia delle entrate è importante che sia il reddito di periodo almeno pari a quello minimo e, una volta superato questo aspetto, a fronte di tale reddito potranno essere utilizzate legittimamente le perdite pregresse seppure con le eventuali limitazioni previste dall’articolo 84 del Tuir nel caso si tratti di perdite non dei primi tre periodi di imposta. Quindi, l’applicazione della norma si incentra sul reddito assunto nella grandezza dell’anno di riferimento senza che assuma invece rilievo il risultato matematico prodotto dallo scomputo di eventuali perdite pregresse.

Il credito Iva. Una indicazione che era attesa riguarda la spendibilità del credito Iva maturato dalle società che ricadono nella applicazione della norma sulle società in perdita sistematica. Sul punto, in modo condivisibile, l’Agenzia delle entrate lega le limitazioni del predetto credito come previste dall’articolo 30 della legge n. 724 del 1994, all’entrata in vigore della norma. Quindi, posto che la norma opera dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 17 settembre 2011, nel caso di periodo di imposta coincidente con l’anno solare il credito Iva che risulterà essere «bloccato» è quello che emerge dalla dichiarazione relativa al periodo di imposta 2012 e dunque in relazione alle compensazioni effettuate nel 2013. Senza nessuna conseguenza negativa per le compensazioni effettuate nell’anno 2012 e riferibili, in termini di credito Iva, a quello evidenziato nella dichiarazione relativa all’anno 2011 quando la norma in questione non era dunque applicabile.

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