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Società, i sindaci vigilano sulla proroga del bilancio

La proroga del bilancio entro il 30 giugno chiama i sindaci di società a rafforzare la vigilanza. Nel valutare gli atti dell’organo amministrativo, il collegio sindacale deve verificare l’avvenuta indicazione e spiegazione da parte dell’amministrazione delle ragioni sottese al rinvio, valutandone anche la validità, e soprattutto controllare il rispetto dei termini previsti per la formazione del rendiconto.
Normalmente, infatti, il termine entro cui il bilancio deve essere approvato è di 120 giorni dalla data di chiusura dell’esercizio. Tuttavia, purché previsto dallo statuto, è possibile un differimento – fino a un massimo di 180 giorni – nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato o quando lo richiedano particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società. In tal caso, gli amministratori devono indicare nella relazione sulla gestione le ragioni della dilazione del termine.
In particolare, in caso di proroga del termine di convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio, gli amministratori devono, in maniera chiara e precisa, indicare nella propria relazione sulla gestione (e anche in nota integrativa) le particolari ragioni che hanno reso necessario il differimento entro i 180 giorni.
Dal loro canto, i sindaci sono tenuti innanzitutto a verificare l’avvenuta indicazione e spiegazione da parte dell’amministrazione delle ragioni sottese al rinvio, valutandone anche la validità, e soprattutto a controllare il rispetto dei termini previsti comunque per il procedimento di formazione del bilancio.
I sindaci sono chiamati anche a fare altre precisazioni. In sede di relazione, infatti, il collegio è tenuto a evidenziare eventuali fatti o circostanze legate magari alla crisi congiunturale, rilevate nel corso della propria attività di vigilanza, che possano in qualche modo pregiudicare la continuità dell’impresa, le azioni intraprese e gli esiti ottenuti. In particolare, occorrerà precisare le raccomandazioni e gli inviti rivolti agli amministratori per risolvere la situazione di crisi, nonché la richiesta di individuare tempestivamente uno degli strumenti di risanamento previsti dalla legge fallimentare cui poter ricorrere. Qualora la società invece, a causa della crisi, abbia deciso nel corso dell’anno di redigere un piano di risanamento, pur non essendo tenuto a esprimersi sul merito dello stesso, il collegio sindacale deve precisare nella propria relazione al bilancio di averne preso visione, di aver accertato la sussistenza dei requisiti di professionalità in capo al soggetto incaricato di attestare la ragionevolezza del piano e, nella fase di esecuzione, di aver vigilato periodicamente sul pieno rispetto dei contenuti da parte degli amministratori.
Infine, se gli amministratori non provvedono alla convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio, i sindaci dovranno necessariamente intervenire in sostituzione.
Nel caso specifico, infatti, qualora entro 30 giorni dal giorno successivo a quello in cui si sia manifestata l’inadempienza da parte degli amministratori, i sindaci non vi provvedano, l’articolo 2631 del Codice civile prevede un illecito amministrativo, con una sanzione da 1.032 a 6.197 euro.
Il bilancio, una volta approvato, deve essere depositato, entro trenta giorni, presso il Registro delle imprese. In caso di ritardo o di omissione del deposito, ai sensi dell’articolo 2630 del Codice civile, gli amministratori (e i sindaci), sono sanzionabili da un minimo di 247,67 a 2.753,33 euro. Pertanto, una volta che l’assemblea dei soci ha provveduto all’approvazione del bilancio, i sindaci dovranno accertarsi dell’avvenuto deposito del bilancio presso il Registro delle imprese, entro i trenta giorni successivi e provvedervi autonomamente, in caso di omissione da parte degli amministratori.
Lo slittamento o la mancata approvazione del bilancio non giustificano eventuali ritardi nel versamento delle imposte. Pertanto i sindaci dovranno vigilare sull’effettivo versamento delle imposte.

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