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Società estinta, un freno alle richieste del Fisco

Se nel corso del processo la società si estingue, il contenzioso può proseguire nei confronti del socio ma a condizione, e nei limiti, in cui egli abbia percepito somme dalla liquidazione. Tale prova incombe sull’amministrazione
È questo l’importante principio fornito dalla Corte di cassazione con la sentenza 7679 depositata ieri che affronta per la prima volta le conseguenze in campo processuale tributario dell’estinzione della società nel corso del contenzioso. A una società, a seguito di un controllo venivano imputate maggiori imposte. Tuttavia, sia in primo grado, sia in appello, l’impresa vedeva affermate le proprie ragioni con conseguente annullamento dell’atto impositivo. Nel frattempo la società era posta in liquidazione e poi cancellata. Il ricorso per Cassazione veniva pertanto notificato all’impresa, al liquidatore ed all’unico socio.
La Suprema corte ha innanzitutto ricordato che è ormai pacifico che dopo la cancellazione dal registro delle imprese, i creditori della società non soddisfatti possono far valere i loro crediti soltanto nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. Nella specie però si verificava una circostanza nuova non ancora affrontata dalla giurisprudenza: la cessazione della società non era avvenuta prima dell’accertamento ma nel corso del procedimento. Ne conseguiva la necessità di verificare se il ricorso per Cassazione era o meno ammissibile, atteso che era stato presentato contro l’impresa, il liquidatore ed il socio unico. La sentenza ha rilevato innanzitutto l’inammissibilità nei confronti della società in quanto essa era stata già cancellata da tempo e prima del ricorso di legittimità, a nulla rilevando che detta estinzione era avvenuta dopo la sentenza di primo grado e non eccepita in appello. Analoga inammissibilità riguarda la persona del liquidatore atteso che egli è del tutto estraneo ai debiti sociali, salvo evidentemente non venga provata la sua colpa nel mancato pagamento. Da ultimo la posizione del socio: la sentenza evidenzia che il socio certamente può considerarsi il “successore” processuale dell’impresa nel procedimento ma se, e nella misura in cui, egli abbia riscosso somme dalla liquidazione.
Ma in quest’ultimo caso (pena l’inammissibilità) deve essere l’ufficio a provare tale percezione non potendosi limitare a evidenziare astratte esigenze di prosecuzione del procedimento.

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