Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Società estinta, preliminare risolto

Per il cedente vale l’articolo 1463 del Codice: deve restituire quanto ricevuto
Va risolto per impossibilità sopravvenuta il contratto preliminare che ha ad oggetto il trasferimento delle quote di una società estinta. Lo afferma il Tribunale di Roma, sezione specializzata in materia d’impresa (presidente Mannino, relatore Bernardo), in una sentenza del 22 marzo.
Con contratto preliminare del 2010, il ricorrente si era obbligato a cedere al convenuto il 50% del capitale sociale di una Srl, ricevendo un acconto di 10mila euro; nello stesso atto si stabiliva che il promittente venditore avrebbe ceduto all’altra parte anche il credito vantato verso la società.
Poiché il promissario acquirente non aveva versato gli importi pattuiti, l’attore ha chiesto la condanna della controparte al pagamento di quanto gli era ancora dovuto, pari a 40mila euro. Dal canto suo, il convenuto ha eccepito che l’oggetto del contratto era diventato impossibile giacché la Srl era stata cancellata dal Registro delle imprese e dunque si era estinta.
Nel respingere la domanda, il Tribunale osserva, innanzitutto, che le parti hanno stipulato un contratto preliminare e non una cessione di quote sociali, dal momento che hanno «escluso di attribuire al contratto immediati effetti traslativi». Infatti, nell’intestazione dell’atto si parla di «preliminare di cessione».
Inoltre, nel corpo del contratto si afferma che la parte residua del prezzo concordato sarebbe stata versata al momento della conclusione del definitivo e che l’attore si impegnava a delegare al convenuto ogni facoltà derivante dalla qualità di socio.
Infine, era stato previsto che, in caso di mancato rispetto del termine stabilito per la firma del definitivo, il promittente venditore avrebbe potuto far valere la risoluzione per inadempimento o pretendere l’esecuzione specifica. Dunque, se le parti avessero voluto attribuire al contratto gli effetti di un definitivo, l’attore «non avrebbe certo potuto delegare le facoltà inerenti alla qualità di socio, risultando queste già automaticamente traferite» al convenuto al momento della stipulazione.
Il giudice capitolino afferma quindi che, in base all’articolo 1463 del Codice civile, nei contratti con prestazioni corrispettive la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione e deve restituire quella che ha già ricevuto. Il giudice ricorda quindi che secondo la Cassazione, dopo la riforma del diritto societario attuata dal Dlgs 6/2003, dalla cancellazione della società dal Registro delle imprese deriva automaticamente l’estinzione della stessa. Di conseguenza, tale estinzione «determina lo scioglimento, per impossibilità sopravvenuta, del contratto preliminare (…) di compravendita delle azioni della stessa società», dal momento che le relative quote di partecipazione non sono più commerciabili.
Nel caso in esame è pacifico che, dopo la conclusione del contratto preliminare, la Srl era stata cancellata dal Registro delle imprese e quindi si era estinta. Da ciò consegue che il contratto preliminare si era risolto, «essendo divenuto giuridicamente impossibile il trasferimento delle quote di partecipazione».
L’attore è quindi condannato a restituire al promissario acquirente l’acconto versato al momento della sottoscrizione, nonché al pagamento di 7mila euro per spese processuali.

Antonino Porracciolo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa