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Società estinta, il socio decide se riavviare la lite

Interruzione del procedimento per sei mesi con opzione riassunzione e successione dei soci nella posizione processuale della società. Sono questi gli effetti della cancellazione della società dal registro delle imprese nelle more del processo tributario che vanno attentamente gestiti viste le conseguenze che ne possono derivare.
La procedura
La cancellazione della società comporta l’estinzione del soggetto giuridico che, quindi, non può più essere parte del processo. In questo caso, pur venendo meno una delle parti, il processo non si può ritenere estinto per l’avvenuta cessazione della materia del contendere, perché, secondo la Cassazione (sentenze a Sezioni unite 6070, 6071 e 6072/2013), si realizza una successione sui generis, per cui nel processo alla società subentrano i soci. L’applicazione delle norme relative alla successione nel processo pone quindi la necessità di gestire una serie di snodi nell’ambito dei quali le scelte possono condurre a conseguenze diverse. Innanzitutto va tenuto presente che il venir meno di una parte processuale come effetto dell’estinzione della società comporta l’interruzione del processo, cui consegue l’eventuale onere di riassumere il giudizio a opera di uno dei soggetti legittimati. I passaggi sono i seguenti:
eil difensore della società cancellata comunica alla commissione la causa interruttiva;
ril giudice, presone atto, dichiara l’interruzione del processo;
tla parte che ha interesse a proseguire il giudizio ne chiede la riassunzione.
Il pallino del gioco, riguardo all’interruzione del processo, è in mano al difensore della società cui compete il ruolo di far constare la causa interruttiva alla Commissione in quanto l’ufficio non è legittimato a farlo.
L’altro aspetto processuale da tenere presente è che i soci, in quanto successori della società, subentrano nella legittimazione che fa capo alla società, nell’ambito di un litisconsorzio necessario e ciò a prescindere dalla scindibilità del rapporto sostanziale originario. È al socio, quindi, che compete l’onere di provvedere poi alla riassunzione se intende tutelare i propri interessi in sede giudiziale. Si tratta di un aspetto peculiare, soprattutto in presenza di società estinte a larga base partecipativa. Peraltro il subentro successorio del socio nella posizione della società è questione che prescinde dal fatto che il socio sia già parte del processo in quanto raggiunto da un atto di accertamento autonomo.
Sul piano pratico, con l’estinzione della società viene meno anche la procura a suo tempo dalla stessa rilasciata al difensore; il socio, dunque, dovrà conferire al difensore della società o a un nuovo difensore una procura ad hoc.
La strategia processuale
Se la società si cancella dopo la costituzione in giudizio e prima della sentenza di primo grado, l’estinzione del processo per effetto della mancata riassunzione rende definitivo l’atto di accertamento originario e consolida la pretesa tributaria. A fronte dell’interruzione del processo, quindi, la decisione di non riassumere il giudizio in questa prima fase va valutata con particolare cautela. Se la società si estingue durante il secondo grado di giudizio, l’eventuale mancata riassunzione a seguito dell’interruzione comporta il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado. In questo caso l’interesse alla riassunzione da parte dei soci esiste solo se la società è risultata soccombente nel giudizio di primo grado. Se, invece, la sentenza di primo grado è stata favorevole alla società, vi è interesse a fare rilevare al giudice l’evento interruttivo contando sul fatto che poi l’ufficio “dimentichi” di chiedere la riassunzione del giudizio. Se l’ufficio non dovesse procedere a una tempestiva riassunzione, infatti, il passaggio in giudicato della sentenza favorevole al contribuente inibirebbe qualsiasi pretesa dell’Erario.
Infine, con l’estinzione la società cancellata perde la capacità di stare in giudizio. Di conseguenza, sul piano processuale l’ufficio deve procedere nei confronti della “giusta parte” che certamente non può essere la società. L’eventuale appello contro la sentenza che ha visto l’Agenzia soccombente deve essere notificato ai “successori” soci e non alla società, pena la sua inammissibilità.

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