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Società e trust, titolari registrati

L’Europa stringe le maglie della legislazione antiriciclaggio. Il Parlamento Ue riunito in seduta plenaria ha approvato in via definitiva la direttiva 5933/4/15 che mira a rafforzare la lotta contro i crimini fiscali e il finanziamento del terrorismo. Il voto di mercoledì rappresenta un momento storico per il sistema finanziario dell’Unione, raggiunto al termine di un braccio di ferro tra Commissione e Parlamento, durato più di due anni durante i quali sono stati apportati diversi emendamenti al testo iniziale proposto da Bruxelles. «Allo scopo di rafforzare l’efficacia della lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, i rilevanti atti giuridici dell’Unione dovrebbero essere allineati agli standard internazionali in materia di lotta contro il riciclaggio, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa, adottate dal Gafi nel febbraio 2012», si legge nelle intenzioni di voto che hanno spinto la plenaria ad approvare la quarta direttiva disegnata sul modello indicato proprio dalla Financial action task force.

Ma quali sono le novità introdotte dalla nuova legislazione? Come prima cosa, la quarta direttiva antiriciclaggio obbligherà per la prima volta gli Stati membri a tenere registri centrali con le informazioni dei proprietari effettivi di società e altre entità giuridiche, come pure dei trust. Questi registri centrali non erano previsti nella proposta iniziale della Commissione, ma sono stati inseriti del Parlamento nel corso dei negoziati. In particolare, ciascun Paese europeo sarà tenuto d’ora in avanti a predisporre registri di commercio, delle imprese, o registri pubblici contenenti informazioni accurate e attuali sulla titolarità effettiva di società, entità legali o trust. I registri dovranno contenere nome, cognome, mese e anno di nascita, cittadinanza, Paese di residenza del titolare effettivo di una impresa, oltre alla natura ed entità dell’interesse beneficiario detenuto. I registri centrali saranno accessibili alle autorità e alle loro unità d’informazione finanziaria (senza nessuna restrizione), ai soggetti obbligati (come le banche che svolgono il loro dovere di «adeguata verifica della clientela), ai giornalisti e al pubblico in generale (sebbene in questo caso l’accesso potrebbe essere soggetto a registrazione online del richiedente e al pagamento di un onorario per coprire i costi amministrativi).

Per accedere al registro, una persona o un’organizzazione (come per esempio, i giornalisti investigativi o le organizzazione non governative) dovrà dimostrare un interesse legittimo in relazione al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo e ai reati presupposti associati che potrebbero aiutarne il finanziamento, quali corruzione, crimini fiscali e frode. «Qualsiasi esenzione all’accesso da parte degli Stati membri sarà possibile solo caso per caso e in circostanze eccezionali», si legge nel testo della nuova direttiva secondo cui le informazioni sui trust contenute nel registro centrale saranno accessibili solamente alle autorità e ai soggetti obbligati. Unica clausola per ottenere l’esclusione dalla registrazione negli elenchi pubblici, il rischio di frode per il titolare della società. Ma anche i timori di rapimento, estorsione, violenza o intimidazione. O nel caso in cui il titolare effettivo sia minore di età o incapace di intendere.

Le novità introdotte dalle nuove disposizioni comunitarie prevedono anche una maggiore responsabilità sulle attività della clientela per banche, revisori dei conti, avvocati, notai, agenti immobiliari e casinò.

«Gli Stati membri provvedono affinché l’identità del cliente e del titolare effettivo sia accertata prima dell’instaurazione del rapporto d’affari o dell’esecuzione dell’operazione», si legge all’articolo 14 della quarta direttiva antiriciclaggio. Con un’unica eccezione: «Vengono esonerati dall’applicazione della verifica dell’identità del cliente i notai e altri liberi professionisti legali, i revisori dei conti, i contabili esterni e i consulenti tributari, limitatamente ai casi in cui tali persone esaminino la posizione giuridica del loro cliente o espletino compiti di difesa o di rappresentanza del cliente in un procedimento giudiziario».

Ma non finisce qui. La direttiva ha previsto una serie di disposizioni speciali per persone definite «politicamente esposte». Si tratta di persone a rischio di corruzione superiore alla norma sulla base della posizione politica occupata, come i capi di Stato, i membri del governo, i giudici delle Corti supreme, i membri del Parlamento e i loro familiari. L’articolo 20 del testo approvato a Strasburgo stabilisce che in caso di loro rapporti d’affari ad alto rischio, si dovranno adottare misure adeguate. «Riguardo alle operazioni o ai rapporti d’affari con persone politicamente esposte, gli Stati membri prescrivono che i soggetti obbligati, oltre le misure di adeguata verifica della clientela, rispettino gli obblighi seguenti: a) disporre di adeguati sistemi di gestione del rischio, comprese procedure basate sul rischio, per determinare se il cliente o il suo titolare effettivo sia una persona politicamente esposta; b) applicare le seguenti misure in caso di rapporti d’affari con persone politicamente esposte: ottenere l’autorizzazione dell’alta dirigenza prima di instaurare o proseguire un rapporto d’affari con tali persone; adottare misure adeguate per stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi impiegati nei rapporti d’affari o nelle operazioni con tali persone; ed esercitare un costante controllo rafforzato su tali rapporti d’affari». E quando una persona politicamente esposta non ricopre più importanti cariche pubbliche in uno stato membro, in un paese terzo o in un’organizzazione internazionale, i soggetti obbligati saranno tenuti, per almeno 12 mesi, ad applicare adeguate misure in funzione del rischio fino al momento in cui ritengono che tale rischio specifico delle persone politicamente esposte venga meno.

La plenaria ha apposto il proprio sigillo anche sulle nuove regole per rendere più facile rintracciare i trasferimenti di fondi. In particolare, le società che effettuano pagamenti per conto di un proprio cliente dovranno accertarsi che vengano fornite le seguenti informazioni: nome del soggetto che effettua il pagamento, luogo e data di nascita, numero di conto corrente, indirizzo di residenza, numero del documento di identità e numero identificativo del cliente all’interno della banca o dell’intermediario finanziario. Queste informazioni dovranno essere accompagnate da altrettante relative al soggetto che riceve il pagamento. In particolare, dovrà essere indicato il suo nome e cognome, oltre al numero di conto corrente presso il quale viene effettuato il bonifico. Gli Stati membri avranno adesso ora due anni di tempo per trascrivere la direttiva antiriciclaggio nei loro ordinamenti nazionali. Mentre il regolamento sui trasferimenti di fondi sarà applicabile direttamente in tutti gli Stati membri 20 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.

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