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Società, doppio termine sugli statuti

Nelle controllate regole da adeguare entro il 31 dicembre, per le miste c’è un anno in più
Il 23 settembre entra finalmente in vigore il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (Dlgs 175/2016), pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» dell’8 settembre.
Da qui partono numerosi termini di adeguamento per le società pubbliche e per gli enti proprietari, che è utile annotarsi.
Spetterà alle assemblee societarie, anzitutto, adeguare i loro statuti alle previsioni di legge, ad esempio quelle scritte all’articolo 11, comma 9 (limiti alla governance, divieto di buonuscite eccetera) o quelle previste per l’in house all’articolo 16, commi 2 e 3. In particolare, in base al comma 3, lo statuto della società in house deve prevedere che oltre l’80 per cento del fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti ad essa affidata dagli enti soci, e che la produzione ulteriore sia consentita solo a condizione che permetta di conseguire economie di scala o benefici di efficienza sul complesso dell’attività principale.
Per le società in controllo pubblico, come prevede l’articolo 26, comma 1, questi adempimenti andranno effettuati entro il 31 dicembre 2016. Per le società miste (articolo 17, comma 1) il termine per l’adeguamento è invece prorogato al 31 dicembre 2017. Le società miste, si ricorda, hanno specifiche previsioni statutarie a cui adeguarsi, e segnatamente quelle previste dallo stesso articolo 17, commi 3 e 4, tra cui, obbligatoria, vi è la necessità di limitare la partecipazione privata alla data di cessazione dell’affidamento o concessione regolata dalla gara a doppio oggetto.
L’articolo 11, comma 8 prevede che le gli amministratori delle società a controllo pubblico non possano essere dipendenti delle amministrazioni pubbliche controllanti o vigilanti. In base all’articolo 26, comma 11, le società a controllo pubblico devono adeguarsi a questa previsione entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e quindi entro marzo 2017. Un termine irragionevole, visto che l’assemblea ordinaria di approvazione del bilancio deve essere convocata, nei termini ordinari, entro il 30 aprile e si metteranno i nuovi amministratori nelle condizioni di approvare un bilancio la cui gestione non compete loro.
Per gli enti decorre invece il termine per un adempimento proprio, ovvero per la redazione del piano di revisione straordinaria delle partecipazioni, che, in base all’articolo 24, dovrà essere approvato entro il 23 marzo 2017: la ricognizione delle proprie partecipazioni deve individuare quelle che dovranno essere alienate o diventare oggetto delle misure “alternative” indicate dall’articolo 20, commi 1 e 2. Per enti locali, università e autorità portuali, il nuovo provvedimento costituisce aggiornamento del piano operativo di razionalizzazione già adottato.
Questi provvedimenti vanno inviati alla Corte dei Conti, che ne deve verificare il puntuale adempimento. Se non si approva il piano entro il 23 marzo 2017 o se non si effettuano le alienazioni previste entro il 23 marzo 2018 (attenzione, perciò, a quello che si scrive), il socio pubblico non potrà più esercitare i diritti sociali nei confronti della società e, salvo in ogni caso il potere di alienare la partecipazione, la società è liquidata in denaro in base ai criteri stabiliti all’articolo 2437-ter, secondo comma, del Codice civile, e seguendo il procedimento disciplinato dall’articolo 2437-quater, che regola il procedimento di liquidazione delle quote
La razionalizzazione periodica delle partecipazioni (articolo 20), invece, dovrà essere adottata, come prevede l’articolo 26, comma 11, solo a partire dal 2018, con riferimento alla situazione al 31 dicembre 2017; questo lascia pensare che il termine di approvazione del piano sia il 31 dicembre 2018 e la sua rendicontazione quella del 31 dicembre 2019.

Stefano Pozzoli

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