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Società di professionisti al via

di Andrea Mascolini 

Al via le società professionali e interprofessionali costituite nelle forme di società di persone o cooperative; ammessi anche i soci non professionisti (di puro capitale), ma l'attività professionale dovrà essere comunque svolta da un socio professionista; prevista l'iscrizione all'albo professionale della società e la soggezione al relativo «regime disciplinare»; al via la qualificazione delle stazioni appaltanti, le norme acceleratorie sull'approvazione dei progetti e quelle di incentivazione del Ppp attraverso il cosiddetto «contratto di disponibilità».

Sono queste alcune delle novità contenute nella bozza di decreto legge sulla crescita e lo sviluppo, sulla quale al ministero dello sviluppo economico si sta ancora lavorando soprattutto al fine di individuare le risorse; a questo testo, composto da 146 articoli che raccoglie le proposte di diversi dicasteri (e che potrebbe anche essere scorporato in più decreti o ddl), si aggiungeranno anche le proposte del ministero delle infrastrutture con ulteriori modifiche al Codice dei contratti pubblici. Oltre, presumibilmente, a una parte di «spesa» sulla quale in queste ore i tecnici del governo stanno cercando copertura finanziaria.

Disciplina società

tra professionisti

e tariffe

La principale novità è rappresentata dalla disciplina che viene proposta in materia di società tra professionisti. Si tratta di norme che comunque non incideranno sui «modelli societari» già previsti da norme vigenti, ma che dettano un primo quadro di regole e abrogano la legge razziale n. 1815 del 1939. Si ammette quindi la costituzione di «società fra professionisti», nelle forme previste per le società di persone e per le società cooperative, che avranno il vincolo di fare svolgere l'attività professionale esclusivamente da parte dei soci. Sarà però ammessa, accanto alla presenza dei soci professionisti, anche quella di soci non professionisti; in questo caso ciò potrà avvenire o in presenza di «prestazioni tecniche», o per «finalità di investimento», o con una «partecipazione minoritaria» (si tratta, per come è scritta la norma, di condizioni alternative: ne basta una per ammettere la presenza del socio non professionista). In ogni caso si precisa che rimane fermo il divieto per i non professionisti di svolgere l'attività professionale. La società dovrà inoltre prevedere anche modalità di esclusione del socio cancellato dall'albo a titolo definitivo. I professionisti potranno partecipare soltanto a una società e saranno tenuti all'osservanza del proprio codice deontologico. La proposta prevede anche che sia la stessa società a essere iscritta all'albo professionale e conseguentemente sia soggetta al relativo «regime disciplinare». Si prevede espressamente anche la costituzione di società interprofessionali, costituite cioè per l'esercizio di una pluralità di attività professionali. Previsto anche il rinvio ad un regolamento esecutivo, da emanarsi entro sei mesi. Per quel che riguarda invece le tariffe professionali la bozza interviene sulla norma del decreto legge 138/2011 che prevede i criteri di delega per la riforma degli ordinamenti professionali, eliminando il riferimento alle tariffe professionali e alla possibilità di pattuizione dei compensi in deroga alle tariffe. La soppressione sembra chiarire, quindi, che, nell'attuazione del criterio di delega previsto dal decreto legge di agosto, si dovrà tenere conto esclusivamente del fatto che il compenso del professionista risulti da atto scritto al momento dell'affidamento dell'incarico; per quel che riguarda la disciplina tariffaria rimane quindi in vigore la «legge Bersani», nonostante le spinte di diversi settori professionali che tendono la ripristino dei minimi.

Infrastrutture

Nella bozza sembra ormai entrata ormai in maniera sostanzialmente definitiva la disciplina del contratto di disponibilità, forma di Ppp che avrebbe ad oggetto un'opera di proprietà privata destinata all'esercizio pubblico: in sostanza il contraente generale realizza e mette a disposizione dell'ente pubblico un'opera ricevendo un canone di disponibilità pluriennale, un eventuale contributo in corso d'opera e, se alla fine del contratto l'opera dovesse passare in mano pubblica, un prezzo di trasferimento. Si tratta di una delle diverse norma che incidono sulla disciplina della cosiddetta «legge obiettivo» confluita nel Codice dei contratti pubblici, assieme a quelle che snelliscono la procedure approvative dei progetti anche in senso al Cipe, che fissano limiti alle opere compensative, che rivedono la disciplina del promotore (art. 175 del Codice), che ammettono i lotti costruttivi di un piano economico-finanziario, che limitano i ricorsi al Tar ai soli soggetti che abbiano partecipato al procedimento. La bozza prevede poi un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti da realizzarsi attraverso l'obbligo di iscriversi ad una apposita anagrafe presso l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, previa verifica delle capacità gestionale e amministrative della stazione appaltante da effettuare in base ad un emendando decreto ministeriale. Confermato, per il settore autostradale, il ripristino del modello di approvazione degli schemi di convenzione che era in vigore prima del 2006 (eliminati i passaggi al Cipe e alle commissioni parlamentari). Infine si introduce l'istituto della «consultazione democratica» sul modello del «débat public» per le grandi opere.

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