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Società di comodo, test interpello

Società all’esame dell’interpello disapplicativo per non subire le penalizzazioni legate allo status di non operatività. L’agenzia delle Entrate ha 90 giorni di tempo per esaminare l’istanza e fornire la risposta. Dato che i contribuenti interessati hanno interesse a conoscere l’esito dell’interpello entro il termine di versamento delle imposte relative al periodo 2012, è opportuno produrre in questi mesi tra gennaio e febbraio le istanze.
L’invio dell’istanza di interpello deve tener conto non solo di questioni relative alla tempistica, ma anche di problemi legati alla procedura, al contenuto e alle contromosse della società in relazione alla risposta ricevuta. Proviamo ad analizzarli.
Le cause automatiche
Prima di tutto bisogna valutare se ricorrano o meno le numerose cause di esclusione o di disapplicazione, la cui esistenza renderebbe inutile l’inoltro dell’interpello. Le cause di esclusione sono undici, fanno riferimento all’articolo 30 della legge 724/1994, ed escludono l’applicazione della normativa penalizzante qualunque sia la causa di innesco del problema, cioé sia per effetto del test di operatività, sia per effetto della perdita triennale. Le cause di disapplicazione fanno riferimento ai due provvedimenti del direttore dell’agenzia delle Entrate e si applicano separatamente alle società di comodo che derivano tale status dal test di operatività o dalla perdita triennale. I provvedimenti sono stati emanati il 14 febbraio 2008 (otto casi per le società non operative) e l’11 giugno 2012 (11 casi per le società in perdita).Se non ricorre alcuno dei casi richiamati, si passa alla tappa successiva.
L’eventuale separazione
Una volta verificato che la non applicazione della disciplina all’articolo 30 della legge 724/1994 può avvenire solo inoltrando l’istanza di interpello, occorre capire quale sia la causa di innesco. Infatti, ad avviso della circolare 23/E/2012, vanno inoltrati interpelli separati se ricorrono entrambe la cause di innesco, cioé sia il test di operatività sia la perdita triennale. Il problema si pone solo se per una società ricorrono contemporaneamente entrambe le cause di innesco.
L’invio
L’interpello va indirizzato, in plico raccomandato con avviso di ricevimento, al direttore dell’Agenzia e inoltrato all’ufficio delle Entrate competente per territorio. L’istanza, oltre ai dati anagrafici della società, deve presentare la descrizione della situazione che si manifesta e questo aspetto è di fondamentale importanza. Sotto questo profilo è utile ricordare che vi sono una serie di situazioni il cui verificarsi è già stato analizzato dalle Entrate prospettando una soluzione positiva, cioé la disapplicazione dell’articolo 30 della legge 724/1994.
A tal proposito due circolari (5/E/2007 e 44/E/2007) hanno elencato una serie di situazioni di esclusione accettate dal fisco che fanno riferimento per lo piu ai casi delle società in liquidazioni, delle holding e delle immobiliari. Con riferimento a queste ultime, una situazione frequente è incassare canoni di locazione inferiori alla percentuale prevista dall’articolo 30. In questi casi se i canoni sono attestati ai valori di mercati Omi (ricavabili dal sito del Territorio), la società può confidare nell’accettazione dell’istanza (circolare 44/E/2007, punti 2.3 e 2.6).
Simili probabilità di accettazione dell’istanza vi sono anche nel caso in cui una società presenti canoni di locazioni inferiori al risultato del test, per effetto di subentro in un contratto di locazione stipulato precedentemente da altro soggetto (circolare 44/E/2007, punto 2.5). Una serie di risposte riguardano anche le società in liquidazione che dovranno dimostrare con fatti concreti, l’intento a chiudere la procedura (circolare 5/E/2007, punto 4.3)
Le eventuali contromosse
Se il parere dell’Agenzia dovesse essere negativo si pone il problema del ricorso contro il diniego, sulla cui obbligatorietà o meno vi sono esisti giurisprudenziali non conformi (si veda l’articolo a lato). Ma sul fronte difensivo il contenzioso tributario spesso si trova a non avere altrettanto efficaci alternative per scongiurare il sospetto che l’inerzia della società venga scambiata per acquiescenza al parere espresso dall’ufficio.

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