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Società di comodo, interpelli duri

di Duilio Liburdi 

Interpello in salita per le nuove ipotesi di società non operative : la giustificazione non potrà essere fornita in relazione alle cause che non hanno consentito il superamento del test sui ricavi ma sarà mirata alla spiegazione dei motivi che hanno generato le perdite.

E il grado di probabilità che la stessa venga accolta non appare elevato. Senza dimenticare, peraltro, che gli ultimi orientamenti della giurisprudenza di legittimità consentono comunque l'impugnativa rispetto a un eventuale diniego.

Sono queste alcune ulteriori osservazioni che possono essere formulate sulla scorta delle nuove previsioni in materia di società non operative introdotte dalla manovra estiva in relazione all'ipotesi in cui, per tre periodi di imposta consecutivi, si siano dichiarate delle perdite fiscali. Dal periodo di imposta successivo, infatti, la norma afferma come si rientra nel campo delle società di comodo, ipotesi che si verifica anche quando i periodi in perdita sono due e un terzo tiene conto di un reddito inferiore a quello minimo.

Le esimenti

dalle nuove previsioni

Sul punto, la norma afferma come la disposizione anti elusiva non può essere applicata nelle ipotesi in cui sussistono le cause di esclusione previste dall'articolo 30 della legge n. 724 del 1994. Nella sostanza, dunque, laddove ad esempio una società risultasse congrua e coerente rispetto agli studi di settore ma dichiarasse per tre periodi di imposta consecutivi una perdita, la stessa non sarebbe interessata dalla stretta contenuta nella manovra in quanto il risultato degli studi garantirebbe l'esclusione. Analogo ragionamento, ad esempio, può essere formulato nel caso di una società quotata.

L'istanza di interpello

Laddove, invece, non trovino applicazione le esplicite esclusioni dalla disciplina previste dall'articolo 30 della legge n. 724 del 1994, la società in perdita sistematica deve necessariamente ricorrere all'istanza di interpello disapplicativa di cui all'articolo 37-bis, comma 8, del dpr n. 600 del 1973. Sul punto va ricordato come le posizioni espresse dall'amministrazione finanziaria e dalla Corte di cassazione non appaiono del tutto convergenti. Infatti:

– l'Agenzia delle entrate sostiene, in linea di principio, che la presentazione dell'interpello sia di fatto un obbligo al quale uniformarsi fermo restando che, laddove in sede di accertamento vengano dimostrate le esimenti rispetto alla norma di cui si richiede la disapplicazione, viene irrogata la sola sanzione residuale. Inoltre, sempre secondo l'agenzia, il parere reso in sede di risposta all'interpello è, appunto, un parere e come tale il contribuente può ignorare quanto contenuto nello stesso disapplicando di fatto in modo autonomo la disciplina in questione;

– la Corte di cassazione, nella sentenza n. 8663 del 15 aprile 2011 ha affermato che il diniego rispetto all'istanza di disapplicazione è un atto autonomamente impugnabile (a differenza di quanto sostenuto dall'agenzia), e ciò comporta che, nel timore di generare preclusioni rispetto a un successivo accertamento, diviene quantomeno opportuna la presentazione dell'istanza e la relativa impugnativa nel caso di diniego.

Illustrate le posizioni sul campo, diviene fondamentale comprendere come, in relazione alle nuove ipotesi di applicazione della norma in materia di società di comodo introdotte dalla manovra estiva, possa essere motivata una istanza di disapplicazione presentata da una società in perdita strutturale così come delineato dal legislatore. Posto che, come osservato, più che porre l'accento sul fatto di essere in più periodi di imposta in perdita, si potrebbe ragionare sulla circostanza che si sia voluto introdurre, in modo surrettizio, un concetto di attività anti economica. In materia di motivazioni che consentono l'accoglimento dell'istanza, la norma sulle società di comodo afferma che il contribuente deve provare le circostanze oggettive che non hanno consentito il superamento del test di operatività basato sui ricavi ma nulla afferma, di fatto, rispetto all'ipotesi reddituale. In altri termini, posto che la nuova fattispecie di società non operative si disinteressa completamente della operatività in termini di ricavi, la finalità dell'istanza di interpello nel caso di società in perdita sarà quella di dimostrare le motivazioni che hanno comportato l'emersione della perdita indipendentemente, appunto, da quello che risulta in base al test di operatività. In linea di principio, appare difficile immaginare una alta probabilità di accoglimento delle istanze di specie, proprio perché le stesse si fonderanno non su un elemento già delineato dalla norma ma su elementi completamente indipendenti rispetto alla stessa. Il che, evidentemente, potrebbe non favorire una valutazione che muove da un concetto di attività di fatto anti economica rappresentata dalla evidenziazione di perdite nell'ambito della dichiarazione e per più periodi di imposta consecutivi ovvero in periodi di imposta in cui non viene superato il reddito minimo.
 

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