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Società di comodo con correttivi

di Valerio Stroppa 

La stretta sulle società di comodo prevista dalla manovra-bis rischia di ingolfare il lavoro dell'amministrazione finanziaria. La norma che prevede l'inclusione tra gli enti non operativi delle realtà che presentano dichiarazioni in perdita fiscali per tre periodi d'imposta interessa centinaia di migliaia di imprese.

Che potrebbero tutte presentare un interpello disapplicativo per giustificare la veridicità del risultato negativo. Motivo per cui il Fisco sta studiando dei correttivi che tengano conto anche della crisi economica e che quindi consentano, a determinate condizioni, la non applicazione dell'addizionale Ires del 10,5%. Ad affermarlo è Arturo Betunio, direttore centrale normativa dell'Agenzia delle entrate, intervenuto ieri a Milano nel convegno annuale organizzato da Assonime e Assolombarda. «L'andamento dell'economia recessivo non è previsto tra le cause di disapplicazione previste dalla legge», spiega Betunio, «ma bisogna senz'altro tenerne conto». I soggetti incisi dall'articolo 2, comma 36-decies del dl n. 138/2011 sono moltissimi. «Da un nostro calcolo le società che hanno dichiarato perdite fiscali per gli anni 2009, 2010 e 2011 sono circa 450 mila», rivela Betunio, «un numero preoccupante, soprattutto dal nostro punto di vista, perché fronteggiare un numero così alto di richieste richiederebbe mesi, a essere ottimisti. E ci costringerebbe ad abbandonare le altre attività».

La soluzione delle Entrate, quindi, sembra quella di fissare ulteriori paletti in via interpretativa. «Stiamo lavorando per individuare parametri oggettivi volti ad ampliare l'elenco delle cause di disapplicazione automatica della disciplina sugli enti di comodo», spiega il direttore centrale, «elementi che potrebbero essere, tra gli altri, l'esistenza di investimenti nel corso del triennio, la costanza nel valore delle attività o ancora la presenza di un ribasso dei prezzi praticati per rispondere alla crisi. Il possesso dei requisiti escluderà l'impresa dall'addizionale senza la necessità dell'interpello».

Molte novità della manovra Monti richiedono provvedimenti attuativi e prassi esplicativa dell'Agenzia delle entrate. «Serve tempo per assimilare una simile mole di interventi», sottolinea Betunio, «anticipare le interpretazioni solo per far presto rischia di essere controproducente. Al momento stiamo elaborando una scaletta delle priorità e coinvolgendo le categorie di contribuenti interessate, in modo da poter fornire le indicazioni operative solo dopo un confronto ampio e costruttivo. In alcuni casi invece esistono scadenze a imporci la tempistica». Per esempio sulle società di comodo: le novità avranno effetti già a partire dagli acconti di giugno.

Betunio ha anche annunciato alcuni dei principali interventi interpretativi che l'Agenzia ha messo in agenda per il 2012. A cominciare dalle Cfc. La circolare è in dirittura d'arrivo. «La misura è del 2009 ma è ancora oggetto di numerose incertezze, in virtù della sua complessità. Abbiamo ricevuto 600 interpelli. Tranne in alcuni casi, la maggior parte delle realtà presentate sono risultate buone, affidabili e in grado di documentare adeguatamente la propria situazione». Una seconda circolare riguarderà le perdite su crediti, tema quanto mai attuale in una congiuntura economica negativa. «Finora le interpretazioni si sono succedute in maniera parziale e non organica. Il nostro obiettivo è diffondere un documento unico che tenga conto pure della giurisprudenza». Infine, spazio al regime Pex, soprattutto riguardo alle start-up che vengono cedute.

Ma nel convegno di ieri si è parlato anche di Ace, un'altra delle novità del dl n. 201/2011. Secondo Ivan Vacca, condirettore generale di Assonime, «il problema più rilevante riguarda gli utili accantonati a riserve non disponibili. La norma è generica e andrebbe chiarita, operando un distinguo tra le riserve che costituiscono in sostanza valutazioni e quelle che invece sono formate da utili veri. La questione si complica notevolmente per i soggetti Ias adopter».

Luigi Abete, presidente Assonime, chiede invece «regole omogenee, equilibrate e stabili nel tempo» nel calcolo della base imponibile, nonché «certezza sul tema dell'abuso di diritto». Guido Marzorati, direttore settore diritto d'impresa e fisco Assolombarda, esprime giudizi positivi nei confronti dell'Ace e degli sgravi Irap sul lavoro, ma rileva come l'Imu «causerà un sensibile aumento del prelievo sugli immobili adibiti a uso produttivo. La relazione del Mef parlava del 30%, ma in alcune simulazioni effettuate l'aggravio arriva anche al 40%».

A chiudere i lavori Alberto Meomartini, presidente Assolombarda, che oltre ad auspicare una semplificazione dell'ordinamento tributario evidenzia «la necessità di ripensare il meccanismo degli incentivi alle imprese. In Italia ci sono 12 miliardi di euro che escono dalle casse dello stato in favore degli imprenditori in maniera frammentaria e con meccanismi, tempi e modalità spesso poco conosciuti o talvolta del tutto oscuri».

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