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Società, il curatore in campo

Quando la società fallita viene condannata per responsabilità amministrativa, spetta al curatore e non al legale rappresentante-liquidatore impugnare la sanzione inflitta alla compagine in base al decreto legislativo 231/01: sorge infatti un credito privilegiato per l’erario, che deve insinuarsi al passivo per riscuoterlo, e la legittimazione ad agire va dunque riconosciuta al soggetto che risulta preposto istituzionalmente a ricostruire e tutelare il patrimonio della società dichiarata insolvente. È quanto emerge dalla sentenza 15788/18, pubblicata il 9 aprile dalla terza sezione penale della Cassazione. Inammissibile l’impugnazione proposta dal liquidatore nell’interesse della spa condannata a una sanzione di 250 mila euro, il tutto all’esito di un procedimento per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari. Non può trovare ingresso la tesi secondo cui il legale rappresentante della società sanzionata in base alla «231» conserverebbe dopo il fallimento la legittimazione processuale sia nel procedimento cautelare sia in quello di merito. Anzitutto l’illecito amministrativo della società sopravvive al fallimento della persona giuridica, che viene soltanto sottoposta a una procedura di gestione della crisi condotta da un pubblico ufficiale – il curatore – e sotto il controllo del giudice. La dichiarazione di insolvenza priva la società dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni ma non della proprietà, almeno fino alla vendita fallimentare: durante la procedura concorsuale la compagine risponde della sanzione 231 con il suo patrimonio in base all’articolo 27 del decreto. E la condanna inflitta alla società fallita legittima la pretesa creditoria dello Stato che deve insinuarsi al passivo per soddisfarla.Il curatore, dal canto suo, cumula la legittimazione ad agire che gli deriva dalla gestione degli affari del fallito e quella che scaturisce dalla rappresentanza degli interessi patrimoniali dei creditori; il legale rappresentante ha solo poteri residui come chiedere il concordato fallimentare o impugnare le cartelle esattoriali ignorate dalla curatela. Alla spa non resta che pagare le spese processuali e 2 mila euro alla cassa delle ammende.

Dario Ferrara

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