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Società in concordato salva dalle sanzioni se non paga le imposte

Non sono applicabili alla società ammessa al concordato preventivo le sanzioni per omesso versamento delle imposte. L’ammissione alla procedura concorsuale comporta la sospensione di tutti i pagamenti, compresi quelli relativi alle maggiori imposte accertate dal Fisco al fine di non ledere la par condicio creditorum. Ne consegue che, in caso di avviso bonario e di iscrizione a ruolo notificati dopo l’ammissione al concordato preventivo, è illegittima l’irrogazione della sanzione pari al 30% delle maggiori imposte accertate e non versate.
Sono queste le conclusioni cui è giunta la Ctp di Milano, con la sentenza 3675/40/2016 depositata il 22 aprile (presidente Maniaci, relatore Chiametti). La pronuncia trae origine dalla notifica di una cartella esattoriale a una Srl unipersonale, con cui l’ufficio delle Entrate, dopo l’emissione di avvisi bonari ex articolo 36-bis del Dpr 600/73, chiedeva – oltre al pagamento delle maggiori imposte accertate – le sanzioni del 30 per cento.
La società impugnava l’iscrizione a ruolo straordinario effettuata dall’ufficio, eccependo peraltro l’illegittimità dell’irrogazione delle sanzioni per omesso versamento delle imposte poiché, avendo ricevuto la richiesta di pagamento dopo l’ammissione al concordato, era stata impossibilitata a definire la pretesa tributaria.
Costituitosi in giudizio, l’ufficio confermava la correttezza del proprio operato, ritenendo sussistente, nel caso di specie, il fondato pericolo per la riscossione, a causa dell’assoggettamento alla procedura della società accertata.
Nell’accogliere il ricorso in merito alla illegittimità della irrogazione delle sanzioni, il giudice ha precisato che la sospensione obbligatoria di tutti i pagamenti, compresi quelli richiesti mediante atti impositivi, dopo l’ammissione al concordato preventivo rende infondata l’applicazione della disciplina sanzionatoria.
Se è vero che nel concordato preventivo (in base all’articolo 167 della legge fallimentare) il debitore conserva l’amministrazione dei propri beni sotto la vigilanza del commissario giudiziale, è pacifico che lo stesso non possa pagare le somme derivanti da obbligazioni anche fiscali, siccome ogni versamento deve avvenire secondo le regole imposte dalla legislazione relativa alla procedura in essere. Un eventuale pagamento, anche di maggiori imposte accertate lederebbe il principio di parità di trattamento dei creditori. Pertanto, non essendo ascrivibile il mancato pagamento delle maggiori imposte alla libera scelta del contribuente non trova fondamento e giustificazione l’irrogazione delle relative sanzioni.
Contestualmente, la Ctp di Milano ha comunque precisato che, nel caso di assoggettamento a procedura concorsuale, è sempre legittima l’iscrizione del debito tributario nei ruoli straordinari. In tale ipotesi c’è sempre il fondato pericolo per la riscossione giacché, una volta concluso il procedimento, la società si può facilmente sottrarre alle pretese creditorie del fisco.

Rosanna Acierno

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