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Società di comodo: autocertificazione per il rimborso Iva

Autocertificazione in dichiarazione annuale o su richiesta dell’ufficio. Sono queste le modalità che consentono alle società che non presentano l’interpello (probatorio), previsto dall’articolo 11, comma 1, lettera b), legge 212/2000 (Statuto del contribuente), di ottenere il rimborso Iva.
La precisazione è contenuta nella circolare 33/E del 22 luglio (si veda Il Sole di sabato), la quale dedica l’intero primo paragrafo alle regole dei rimborsi per i contribuenti soggetti alla disciplina delle società non operative e di quelle in perdita sistematica.
Per le società di comodo, infatti, il credito Iva non è rimborsabile, né compensabile e neppure cedibile. Inoltre, in base all’ultimo periodo del quarto comma dell’articolo 30, legge 724/1994, l’eccedenza non sarebbe neppure più utilizzabile in compensazione verticale (Iva da Iva) se, per tre periodi d’imposta consecutivi, la società non realizza operazioni rilevanti ai fini Iva d’importo almeno pari a quello derivante dall’applicazione ai valori dell’attivo delle percentuali previste dal primo comma della stessa norma.
Anche chi non rispetta i vincoli previsti, tuttavia, può recuperare il credito Iva se sussistono “situazioni oggettive” che hanno impedito il rispetto delle condizioni di legge. L’esistenza di tali situazioni può essere attestata dall’ufficio, se il contribuente, prima di chiedere il rimborso, presenta interpello (vale il silenzio-assenso dopo 120 giorni). L’alternativa è la presentazione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Secondo la circolare 9/E/2016, l’autocertificazione è resa direttamente nella dichiarazione annuale Iva (campo VX), comunicando l’esistenza di cause d’esclusione o disapplicazione della normativa ovvero che la società supera i limiti di ricavi/rimanenze/proventi previsti (test di operatività) e che non è un soggetto in perdita sistematica, oppure che esistono “situazioni oggettive” che permettono di fuoriuscire dal regime.
La circolare 33/E precisa ora che la dichiarazione sostitutiva può essere presentata anche nel corso dell’istruttoria per il rimborso, su richiesta dell’amministrazione finanziaria. In mancanza, operatività e assenza di perdite sistematiche saranno verificate nella dichiarazione dei redditi, nella quale va indicato se il contribuente ha operato l’autovalutazione delle ridette situazioni oggettive (ovvero se ha presentato interpello e con quale effetto).
La circolare si occupa altresì degli esiti dell’istanza. Se è stato presentato interpello sia come società non operativa sia come società in perdita sistematica, il rimborso dipende dalla verifica dell’ufficio, il quale chiede la rielaborazione del test d’operatività se l’istanza riguarda solo alcuni elementi rilevanti per il calcolo dei ricavi presunti o solo una parte del periodo di riferimento (e sempre che sia esclusa la perdita sistematica).
Quando è presentata solo l’istanza delle società non operative, le Entrate verificano l’insussistenza di perdite sistematiche e, se l’esito dell’interpello è positivo, erogano il rimborso. Se, invece, l’interpello riguarda solo le società in perdita sistematica, in attesa della pronuncia al riguardo, l’ufficio chiede il test di operatività, erogando il credito se entrambe le verifiche sono positive.
Se la società non produce il test (e l’interpello per le perdite è favorevole), il rimborso è comunque erogabile in base ai dati di operatività della dichiarazione dei redditi.

Matteo Balzanelli
Massimo Sirri

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