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Società cancellata, resa del fisco

Dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese il fisco deve arrendersi alla sopravvenuta irreversibile estinzione della società. Tuttavia resta possibile per l’erario ricorrere ai rimedi previsti dall’art. 2495 c.c. e attivare la specifica responsabilità prevista dall’art. 36, dpr 602/1973, alla sola condizione che gli ex liquidatori non abbiamo svolto diligentemente la liquidazione e i soci abbiamo ricevuto in sede di liquidazione una ripartizione finale dell’attivo. È quanto affermato dalla Cassazione con le sentenze nn. 7327 e 7376 (depositate, rispettivamente, il 12 e 15 maggio scorsi) che si conformano all’orientamento di legittimità del 2011 e alle numerose pronunce di merito emesse sul solco dei chiarimenti resi dalle Ss.uu. (sentenze nn. 4060, 4061 e 4062 del 22 febbraio 2010) sulla corretta applicazione dell’art. 2495 c.c. in tema di cancellazione delle società dal registro delle imprese.

Gli «effetti» della cancellazione nei confronti del fisco. Ai sensi dell’art. 2495, comma 2, c.c., la cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese ha efficacia costitutiva e le eventuali azioni dei creditori insoddisfatti possono essere intentate soltanto nei confronti degli ex soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscossi in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dell’ex liquidatore, se il mancato pagamento è dovuto alla sua colpa. L’irreversibile estinzione della società cancellata (operante, secondo l’interpretazione resa dalle Ss.uu. della Cassazione, anche per le società di persone) produce effetti anche nei confronti del fisco, il quale non può più emettere nuovi atti di accertamento e relativi ruoli a carico del soggetto oramai estinto. In termini operativi, il fisco, preso atto dell’impossibilità di agire contro la estinta società, potrà preventivamente verificare la sussistenza delle responsabilità in capo agli ex liquidatori ai sensi dell’art. 2489 cc., e in capo ai soci ai sensi dell’art. 2495 c.c., quindi dovrà emettere un avviso di accertamento intestato direttamente all’ex liquidatore o agli ex soci.

Laddove la cancellazione sia stata operata dopo la notifica dell’atto impositivo, ma prima della formazione del ruolo, anche la riscossione non potrà più effettuarsi nei confronti della società (ormai estinta), ma il ruolo e la cartella di pagamento dovranno essere intestati soltanto a soci cessati o ex liquidatori, sempre che, ovviamente, venga provata la loro responsabilità, ovvero che i primi abbiamo percepito degli acconti sulla liquidazione e in sede di riparto finale, e che i secondi siano stati inadempienti nei loro doveri.

Sulla notifica degli atti fiscali nei confronti di società cancellate, si sono espresse, in modo specifico e univoco, due sentenze:

– Cassazione n. 22863 del 3/11/2011 (la prima dopo le Ss.uu.), secondo cui è priva di efficacia e giuridicamente irrilevante la cartella di pagamento emessa nei confronti di una società (in persona del legale rappresentante), dopo che questa è stata cancellata dal registro delle imprese, con la (ulteriore) conseguenza dell’insanabile difetto di legittimazione in capo al liquidatore (ovvero ex liquidatore) che ha proposto il ricorso per conto della società non più esistente;

– Ctr Lombardia n. 24/49/12 del 5/3/2012, la quale ha dichiarato nullo l’avviso di accertamento notificato alla società (in persona del liquidatore) dopo l’avvenuta cancellazione dal registro delle imprese. Il fisco, ha chiarito la sentenza, avrebbe dovuto agire, in qualità di creditore insoddisfatto, nei confronti dei soci o del liquidatore ai sensi del comma 2 dell’art. 2495.

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