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Società, benefici a tenuta forte

No alla perdita dei benefici fiscali per le associazioni che non osservano gli adempimenti relativi alla liquidazione dell’Iva e alla registrazione delle fatture e dei corrispettivi sempre che sia possibile ricostruire la situazione contabile dell’ente, possibilità di non perdere i suddetti benefici anche qualora non vengano redatti i rendiconti relativi a specifiche manifestazioni a meno che dai proventi delle stesse non ne scaturisca il superamento del limite dei 250 mila euro annui e infine verifica, caso per caso, con riferimento alla violazione formale degli obblighi statutari concernenti la democraticità e l’uguaglianza dei diritti di tutti gli associati. Sono questi, in pillole, i chiarimenti dati dall’Agenzia nella circolare n. 9/E, emanata con riferimento alle associazioni che hanno optato per il regime agevolativo fiscale disciplinato dalla legge 398/91.

Le associazioni e la legge 398/91. Le associazioni e le società sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime agevolativo della legge 16 dicembre 1991 n. 398 avranno la possibilità di optare per la determinazione forfetaria e del reddito e dell’Iva oltre a previsioni di favore in materia di adempimenti contabili. Potranno comunque optare per tale regime tutte le associazioni che si prefiggeranno di rispettare o che hanno rispettato nel periodo d’imposta precedente determinati presupposti tra cui il non superamento di proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali per 250 mila euro annui, la non violazione del divieto di distribuzione diretta o indiretta degli utili e la non violazione dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti da o a favore dell’ente per importi superiori a euro 516,46.

Il mancato rispetto degli obblighi contabili. Il dpr 544/99 all’art. 9 disciplina gli adempimenti contabili a carico delle associazioni che hanno optato per la legge 398/91. Nello specifico, le stesse sono tenute a versare trimestralmente l’Iva mediante modello F24 entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre di riferimento, a numerare progressivamente e a conservare le fatture di acquisto fermo restando l’esonero dagli obblighi di registrazione e ad annottare, entro il giorno 15 del mese successivo, l’ammontare dei corrispettivi e dei proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali distinguendoli da quelli che non costituiscono reddito imponibile. Tale norma comunque, nulla chiarisce con riferimento alla perdita dei benefici fiscali nel caso in cui non vengano rispettati i suddetti obblighi. La circolare 9/E, in linea con quanto detto, ha chiarito che seppur venga ravvisata in sede di controlli la non corretta tenuta delle scritture contabili secondo le modalità previste dal citato art. 9, ciò non comporterà l’automatica decadenza dalla determinazione forfetaria del reddito. Qualora infatti l’associazione sia in grado di fornire all’amministrazione finanziaria la documentazione contabile necessaria per la corretta determinazione del reddito e dell’Iva e dunque per una congrua ricostruzione, non si determinerà alcuna perdita dei benefici fiscali.

Resta inteso che la mancata osservanza dell’adempimento comporterà comunque l’applicazione della sanzione amministrativa da euro 1.032,00 fino a un massimo di euro 7.746,00.

Gli effetti dell’omissione del rendiconto. Seppur il limite dei proventi commerciali non possa superare i 250 mila euro annui, l’art. 25 della legge 133/99 prevede che non concorrono a formare reddito imponibile l’organizzazione di massimo due eventi l’anno connessi all’attività istituzionale dell’ente che generino proventi da attività commerciale o realizzati per il tramite di raccolte pubbliche sino a un massimo di euro 51.645,69. Tali disposizioni, precisa la norma, sono applicabili se gli enti sportivi dilettantistici redigano un rendiconto dal quale risulti in maniera chiara e inequivocabile entrate e uscite relative alla singola manifestazione. La circolare 9/E, in risposta ai quesiti dei rappresentanti del terzo settore ha dato chiarimenti in merito alle conseguenze della possibile dimenticanza del rendiconto. Seppur, si chiarisce, l’omissione dello stesso non sia considerata causa di perdita dei benefici agevolativi fiscali, i proventi per i quali non si è provveduto alla redazione del rendiconto e siano privi di documentazione idonea ad attestare la realizzazione di tali particolari ricavi, concorreranno alla tassazione partecipando dunque alla determinazione del limite massimo dei 250 mila euro al di sopra dei quali si perderanno i benefici agevolativi della legge 398/91. Resta fermo, anche in tal caso, che la mancata osservanza dell’adempimento comporterà comunque l’applicazione della sanzione amministrativa.

Quando lo statuto non viene recepito. L’art. 90 della legge 289/2002 ha stabilito come lo statuto delle associazioni sportive dilettantistiche debba contenere specifiche clausole che attestino l’assenza di scopo di lucro oltre che la democraticità e l’eguaglianza dei diritti di tutti gli associati. Qualora tali clausole non siano presenti, gli enti non potranno beneficiare dei vantaggi fiscali. Il citato articolo 90 stabilisce anche che debbano essere previste le norme che disciplinano l’ordinamento interno associativo che dovranno necessariamente ispirarsi ai suddetti principi di democraticità e uguaglianza. La circolare 9/E, a tal riguardo precisa che la valutazione di tali requisiti andrà effettuata caso per caso e che sarà di rilevante importanza tenere in considerazione elementi quali la modalità di convocazione dell’assemblea e le verbalizzazioni delle stesse al fine di poter desumere la reale natura associativa dell’ente e l’effettiva democraticità. L’amministrazione finanziaria, a tal riguardo, apre a nuove modalità di convocazione dell’assemblea tra cui l’invio di e-mail invece dell’apposizione in bacheca dell’avviso di convocazione e chiarisce che il mancato inserimento dell’elenco dei nomi dei partecipanti nel verbale delle assemblee o degli associati nel libro soci non costituiscono, singolarmente considerati, elementi che possano far pensare necessariamente alla decadenza dai benefici fiscali. La stessa circolare evidenzia eventuali violazioni del principio (dalla mancanza assoluta, verso gli associati, di forme comunicative idonee per informarli delle convocazioni assembleari e delle decisioni degli organi sociali, all’esercizio limitato del diritto di voto in relazioni a importanti deliberazioni dell’ente tra cui l’approvazione del bilancio). In tali specifici casi essendo diretto il nesso tra la violazione posta in essere e la disposizione riferibile alla democraticità dell’ente, si ritiene che l’associazione decada dai benefici fiscali.

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