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Social network senza filtri

di Giovanni Negri

Il gestore di una rete sociale in linea non può essere costretto a predisporre un sistema di filtraggio generale, riguardante tutti i suoi utenti, per prevenire l'utilizzo illecito di opere musicali e audiovisive. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea in una sentenza (causa C-360/10) che ha opposto la Sabam, società belga di gestione dei diritti d'autore, e la Netlog Nv, che gestisce una piattaforma di rete sociale in linea. Per i giudici, l'imposizione di un sistema di filtraggio al social network non rispetterebbe il divieto di imporre al gestore un obbligo generale di sorveglianza, nè l'esigenza di garantire il giusto equilibrio tra la tutela del diritto d'autore, da un lato, la libertà d'impresa, il diritto alla protezione dei dati personali e la libertà di ricevere o comunicare informazioni.
Netlog Nv è il gestore di una piattaforma sulla quale ogni utente iscritto riceve uno spazio personale, denominato "profilo", che egli stesso può riempire, sapendo che questo profilo è accessibile a livello mondiale. La funzione principale della piattaforma, che lo stesso comunicato della Corte sottolinea essere quotidianamente utilizzata da decine di milioni di persone, è quella di creare comunità virtuali che consentono agli utenti di comunicare tra loro e, così, di stringere amicizie. Sul proprio profilo gli utenti possono, in particolare, tenere un diario, indicare i propri passatempi e preferenze, mostrare i propri amici, visualizzare foto personali o pubblicare estratti di video.
Secondo la Sabam, la rete sociale della Netlog consente agli utenti di utilizzare, tramite il loro profilo, opere musicali e audiovisive del repertorio della Sabam, mettendo le opere a disposizione del pubblico in maniera tale che altri utenti della rete possano accedervi senza alcun tipo di autorizzazione.
La Corte chiarisce innanzitutto il profilo di Netlog, precisando che memorizza sui propri server informazioni fornite dagli utenti di tale piattaforma e relative al loro profilo e che, pertanto, essa è un prestatore di servizi di hosting. La predisposizione di un sistema di filtro, la cui compatibilità con il diritto comunitario era stata chiesta dall'autorità giudiziaria belga alla Corte Ue, presupporrebbe che il prestatore di servizi di hosting, da un lato, identifichi, all'interno dell'insieme dei file memorizzati sui suoi server da tutti gli utenti, quelli che possono contenere opere su cui i titolari di diritti di proprietà intellettuale affermano di vantare diritti. Dall'altro, il prestatore di servizi di hosting dovrebbe, successivamente, determinare quali di questi file sono memorizzati e messi a disposizione del pubblico in maniera illecita e, infine, bloccare la messa a disposizione dei file che ha considerato illeciti.
Questa sorveglianza preventiva richiederebbe, quindi, un'osservazione attiva dei file memorizzati dagli utenti presso il gestore della rete sociale. Di conseguenza, il sistema di filtro imporrebbe a quest'ultimo una sorveglianza generalizzata delle informazioni memorizzate presso il medesimo, vietata dalla direttiva sul commercio elettronico. La vigilanza, nell'interesse dei titolari dei diritti d'autore, sarebbe poi illimitata nel tempo e avrebbe come oggetto non solo le opere attuali ma anche quelle future. A venire compromessa sarebbero così sia la libertà d'impresa, per il dovere di adozione di misure informatiche complesse e costose, sia diritti fondamentali degli utenti, come quello alla tutela dei dati personali, quello alla libertà di ricevere e comunicare informazioni. Il sistema di blocco potrebbe, infatti, non essere pienamente in grado di distinguere adeguatamente tra un contenuto illecito e uno lecito.

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