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Social bond ad alto gradimento

Conosce la crisi, ma ne fa un punto di forza, perchè la situazione economica generale impone di dare risposte ai bisogni di welfare, lavoro, microcredito, qualità dello sviluppo. É il comparto delle obbligazioni di solidarietà o obbligazioni solidali, emissioni che hanno come scopo quello di sostenere finanziariamente organizzazioni e progetti sociali, in particolare nell’ambito del Terzo settore.
In Italia non sono ancora molto diffuse (si calcola una raccolta media annua nell’ordine di almeno 300 milioni di euro), ma stanno incontrando un crescente consenso sia da parte delle imprese sociali, sia da parte delle istituzioni bancarie e dei risparmiatori. Tra i principali operatori ci sono in primis Banca Etica (che destina tutta la propria raccolta al finanziamento di organizzazioni che operano nella cooperazione sociale e internazionale, nella cultura e nella tutela ambientale), Banca Prossima, la banca per il non profit del gruppo Intesa SanPaolo, che ha creato anche il progetto Terzo Valore, Ubi Banca, Unicredit e tanti altri, fino ad arrivare alla piccola Banca Alpi Marittime, una cooperativa fondata nel 1899 e attiva in provincia di Cuneo, che ha legato un’obbligazione sociale quinquennale da 5 milioni di euro alla Onlus Autismo e Società, a cui devolve lo 0,7%, cioè 35 mila euro per ogni anno.
Queste obbligazioni solidali sono chiamate anche Social bond (Sb), tuttavia la traduzione non è tecnicamente appropriata, perchè i Social impact bond (Sib) britannici, a cui si ispirano, hanno caratteristiche fondamentali diverse, come il fatto che il rendimento è strettamente legato all’impatto sociale del prodotto.
Un esempio per tutti. La scorsa estate, negli Stati Uniti, Morgan Stanley ha chiuso un’operazione con la municipalità di New York City con la formula del Sic (noto anche come “Pay for success bond”) che prevede da parte del colosso bancario la disponibilità ad investire fino a 9,6 milioni di dollari per riabilitare i giovani carcerati ed evitare un loro ritorno in prigione, con conseguenti costi sociali e amministrativi significativi per la collettività. L’accordo sancisce che la banca americana, se riuscirà a diminuire di almeno il 10% la criminalità recidiva dei carcerati adolescenti della prigione (Riker Island), guadagnerà più di 2 milioni di dollari oltre alla restituzione del capitale investito secondo la logica che, con il calo del 10% della recidiva, la pubblica amministrazione risparmia e il margine che si crea può essere utilizzato per la remunerazione degli investitori.
In Italia il Sic, di fatto, non esiste ancora e le cose, data la normativa vigente, funzionano in linea di massima così: la banca emette titoli obbligazionari (alcuni quotati al Mot), finalizzati totalmente o parzialmente al sostegno di iniziative e progetti ad alto valore sociale. Le obbligazioni prevedono per il sottoscrittore un ritorno sull’investimento effettuato e, allo stesso tempo, abilitano la banca emittente a utilizzare parte dell’importo complessivamente raccolto, o parte del rendimento, per sostenere le iniziative individuate.
In alcuni casi è previsto il pagamento di cedole semestrali, in altri il rimborso anticipato. Oppure, soluzione ad oggi attivabile ad esempio con i Social bond di Ubi Comunità, la banca immette una percentuale dell’importo raccolto in plafond destinati all’erogazione di finanziamenti per iniziative di sviluppo del Terzo settore.
I rendimenti delle obbligazioni solidali non sono particolarmente alti: si calcoli una media lorda del 4% che, dopo la devoluzione, si aggira intorno al 3,1%, per poi scendere al 2,5% post tassazione. Ma è anche vero che chi investe in questo tipo di prodotto non cerca speculazione, caso mai una remunerazione minima garantita a fronte di un progetto sociale da condividere e sostenere. «Un passo in avanti nella direzione del funding potrebbe venire da una norma inserita nella legge Sviluppo – spiega Mario Crosta, direttore generale di Banca Etica – che prevede la raccolta tra il pubblico, con devoluzione a progetti specifici nel settore dell’innovazione, che noi individueremo nel Terzo settore». «Mancano ancora i decreti attuativi – aggiunge Crosta – ma la Consob ha già avuto una seduta di consultazione su questo argomento». Un percorso ancora da tracciare, dunque, ma che potrebbe farci avvicinare agli altri paesi europei, dove normative e tradizioni di investimento diverso hanno reso i Social bond parte integrante dell’attività economica e sociale.

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