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Soci, vale l’importo «effettivo»

L’individuazione dei soggetti interessati e delle capitalizzazioni rilevanti, il trattamento dei rimborsi dei finanziamenti e delle rinunce ai crediti, le modalità di calcolo del limite di 3.600 euro: sono queste le principali questioni da risolvere in sede di comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazioni effettuati da soci e familiari, da effettuare entro il 12 dicembre.
Gli operatori sono in attesa di istruzioni anche in merito alle modalità di compilazione dei campi “comuni” a questa comunicazione e a quella relativa alla concessione dei beni in godimento ai soci e familiari, essendo previsto l’utilizzo dello stesso modello. L’emanazione delle istruzioni nell’imminenza della scadenza di presentazione delle comunicazioni potrebbe, peraltro, suggerire il prolungamento dell’apertura del “canale” di trasmissione telematica, analogamente a quanto già avvenuto per lo spesometro.
Nel punto 1.1. del provvedimento n. 94904 è stato affermato che la comunicazione deve essere effettuata dai «soggetti che esercitano attività d’impresa, sia in forma individuale che collettiva». Si tratta della stessa locuzione contenuta nel provvedimento n. 94902 del 2013, relativo alla concessione dei beni in godimento ai soci e familiari, nel cui punto 1.3. è stato precisato che restano escluse le società semplici nonché gli enti non commerciali e i soggetti non residenti che non svolgono attività produttive di reddito d’impresa. La stessa regola sembrerebbe, quindi, valere per la comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazioni, anche se nel relativo provvedimento non è stata ripetuta quest’ultima precisazione.
L’obbligo di comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazioni sussiste soltanto se l’importo complessivo degli stessi risulta, «per ciascuna tipologia di apporto», pari o superiore a 3.600 euro. Per il calcolo di questo importo va fatto riferimento all’ammontare dei versamenti effettuati nei riguardi dell’impresa, nel corso dell’anno, da ciascun socio o familiare dell’imprenditore, senza considerare gli importi eventualmente versati ad altre imprese.
Il finanziamento va determinato senza considerare gli importi rimborsati, anche se la restituzione avviene entro la fine dello stesso anno. L’ammontare del finanziamento risulta, infatti, utile ai fini dell’accertamento sintetico, essendo indicativo della disponibilità della relativa somma, che deve trovare riscontro nelle dichiarazioni del periodo d’imposta in cui è effettuato e di quelli precedenti. L’importo restituito consente, invece, di giustificare investimenti effettuati successivamente. Non dovrebbero, però, assumere rilevanza le anticipazioni effettuate dai soci e dai familiari per spese inerenti l’attività dell’impresa.
Per l’individuazione delle capitalizzazioni può farsi riferimento, come per la disciplina del bonus “capitalizzazioni”, alle costituzioni di capitale sociale di nuove società e agli aumenti di capitale derivanti da conferimenti e apporti. Rilevano anche per l’adempimento in esame soltanto le capitalizzazioni realizzate mediante l’immissione di nuove risorse nella società, poiché la comunicazione è finalizzata, come detto, all’effettuazione dell’accertamento sintetico, per il quale assumono rilevanza soltanto le spese “effettuate”.
Per lo stesso motivo non va comunicata la rinuncia, da parte dei soci, ai crediti relativi a precedenti finanziamenti, che provoca la trasformazione degli stessi in apporti, in assenza, però, di un nuovo esborso di denaro. Anche per l’individuazione della data di effettuazione degli aumenti di capitale va fatto riferimento al momento dell’effettiva erogazione delle somme.
Nella comunicazione è richiesta l’indicazione del valore degli apporti, ma non si dovrebbe tenere conto di quello dei conferimenti in natura perché dei beni si tiene conto tramite lo spesometro, mentre il lavoro non rileva ai fini dell’accertamento.

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