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Soci Unicredit, manovre in consiglio

di Fabrizio Massaro

MILANO — Unicredit supera 3,80 euro, +1,28%, a due giorni dalla fine dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi. Si saprà già domani sera il livello di adesione, stimato dalle banche del consorzio guidato da Mediobanca e Merrill Lynch oltre il 98%. In banca si guarda già oltre, alla governance da ridefinire: c'è da pesare e rappresentare nel consiglio d'amministrazione il calo delle fondazioni (dal 14% al 12% circa), l'affermazione di Aabar (Abu Dhabi) al 6% potenziale, la discesa dei libici attorno al 4% fra Banca centrale e Lia, la crescita del fronte Usa con Capital Research al 5,7% e Blackrock al 3,1%, nonché l'arrivo di nuovi soci privati come De Agostini (0,11%) e Della Valle (meno dell'1%) e Alessandro Falciai, accanto alle conferme delle famiglie De Vecchio (non meno dello 0,5%), Maramotti (diluita attorno all'1%) e Pesenti (sceso allo 0,3%). L'incontro di martedì del presidente Dieter Rampl e dell'amministratore delegato Federico Ghizzoni con i principali soci – Crt, Cariverona, Carimonte e Allianz, rappresentata dalla top manager Helga Jung, subentrata a Enrico Tommaso Cucchiani – è stato solo il primo in vista del rinnovo del board a inizio maggio. Una prossima occasione ci sarà con il consiglio del 31 gennaio.
Per la lista c'è tempo fino a metà aprile ma i soci sono già in movimento. Rampl vorrebbe un board più ristretto degli attuali 20 membri (erano 23 prima dell'uscita di Salvatore Ligresti, Cucchiani e Piero Gnudi): se si scenderà a 18-19 consiglieri bisognerà sacrificare qualche rappresentanza. Sono le fondazioni minori a temere di più, e infatti si fanno sentire. Dino de Poli, presidente della Cassamarca (0,7% sottoscritto integralmente con un finanziamento di SocGen) ha inviato una lettera agli altri enti per un incontro sulla governance. Adesso le Fondazioni esprimono 9 consiglieri e vorrebbero mantenere questo livello. Oltre al numero dei posti in consiglio, si dovrà decidere se mantenerne a 2 il numero dei consiglieri indipendenti e l'introduzione delle quote rosa (oggi in consiglio siedono Marianna Li Calzi per i soci siciliani e l'indipendente Lucrezia Reichlin). La vicepresidenza del libico Omar Farhat Bengdara potrebbe passare ad Aabar (primo socio di Daimler, il cui presidente Manfred Bischoff è già nel board Unicredit), e potrebbero anche entrare gli americani. Bisognerà capire quindi il peso azionario dei tedeschi, che oggi hanno 6 rappresentanti, le richieste dei nuovi soci privati, e valutare l'applicazione della legge introdotta da Monti che stabilisce l'incompatibilità delle cariche in due banche concorrenti. Rampl, Fabrizio Palenzona e Carlo Pesenti siedono anche in Mediobanca, Luigi Maramotti in Credem. Di conseguenza, se la legge sarà già efficace e applicabile (a seconda che Mediobanca sia considerata controllata o solo partecipata), potrebbero dover scegliere dove stare. Ad ogni modo la Banca d'Italia segue «con attenzione l'evoluzione degli assetti azionari delle banche», ha detto il ministero dell'Economia in risposta al deputato leghista Maurizio Fugatti.
Fra gli assetti da monitorare c'è anche Mps. Ieri Francesco Gaetano Caltagirone ha venduto un altro 0,6% dopo l'1% del 19 gennaio e lo 0,33% di dicembre, portandosi così sotto il 3% dal 4,7% di luglio. Fra i motivi ci sarebbe proprio l'incertezza sugli assetti della banca: la fondazione senese sta cercando un acquirente del 15% circa di Mps così da rientrare dal debito di 950 milioni.
 

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