Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Soci, termini brevi

Non è consentito utilizzare il raddoppio dei termini nei confronti dei soci di una srl a base ristretta, per gli accertamenti relativi alla presunta distribuzione degli utili extra contabili accertati in capo alla società. Se pure la società sia stata accertata fruendo del termine doppio, in presenza di condotte che abbaino evidenziato un reato tributario, l’utilizzo di tale termine ampio non può essere esteso automaticamente ai soci: ciò perché l’accertamento rivolto al socio nasce da un autonomo e differente presupposto, ovvero la distribuzione di utili ipotizzabile dalla ristrettezza della base sociale, condotta che non configura, di per sé, alcun profilo di reato.

Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 6019/40/14 della Ctr del Lazio. La vertenza nasce dall’emissione di un avviso di accertamento rivolto a una società di capitali, notificato oltre l’ordinario termine quinquennale di decadenza dell’azione impositiva; in presenza di condotte che comportino «obbligo di denuncia penale», nell’ambito dei reati tributari di cui al dlgs n.74/2000, l’amministrazione può, infatti, fruire di un più ampio termine (raddoppiato) per esercitare il proprio potere d’accertamento. La società accertata era connotata, altresì, da un numero esiguo di soci (solamente 2, al 50%), dacché l’Agenzia delle entrate procedeva alla contestuale emissione degli avvisi di accertamento rivolti alle persone fisiche, tassando la distribuzione degli utili extracontabili accertati alla società, sul presupposto della ristrettezza della base sociale. Dopo un primo grado che ha visto soccombere i contribuenti, il giudizio d’appello ha vissuto un esito completamente differente. «Gli utili accertati alla società rappresentano sì un elemento essenziale per l’emissione degli avvisi di accertamento rivolti ai soci», osserva la Ctr, «tuttavia questi ultimi nascono da un differente e autonomo presupposto impositivo, ovvero la ristrettezza della base azionaria, con relativa presunzione di distribuzione degli utili».

Sotto questo aspetto, dunque, «non può equipararsi la posizione soggettiva della società, che viene accertata oltre il termine ordinario sul presupposto del reato tributario, e la posizione dei soci, che vengono invece sottoposti ad accertamento su un presupposto diverso, ovvero la distribuzione di utili per ristrettezza della base sociale, comportamento che non ha alcuna rilevanza penale».

Per queste ragioni, conclude la commissione regionale, «deve disattendersi l’automatico utilizzo del termine doppio d’accertamento, per quanto concerne gli avvisi rivolti ai soci ed emessi sul presupposto della base ristretta».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa