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Soci Telecom: si prenota il 56%

Le previsioni per l’assemblea Telecom, in programma oggi a Rozzano, sono per un’affluenza record: il 56% del capitale. Se saranno confermate, si batterà anche il pieno dell’adunanza straordinaria del 20 dicembre, quando per votare sulla revoca del board si era presentato il 54,26% del capitale, e si alzerà l’asticella del consenso che Findim dovrà coagulare intorno alla sua lista per piazzare almeno un candidato. È questa l’unica incognita della battaglia per il rinnovo del consiglio, che per il resto avrà un esito ormai scontato.
Negli ultimi giorni, di ritorno da New York, Marco Fossati si è dato da fare per cercare di trovare l’appoggio di un 2% aggiuntivo di capitale che gli consentirebbe la tranquillità di essere rappresentato nel board con il patron di F2i, Vito Gamberale. Findim infatti di base può contare sul suo 5% e sull’1% (o forse qualcosa in più) che l’Asati è riuscita a raccogliere tra i piccoli azionisti, benchè il suo presidente, Franco Lombardi, terzo in lista non abbia chance di essere nominato. Il 6%, appunto, non basta: servirebbe arrivare all’8% rosicchiando consensi al secondo arrivato che, per come sono messe le cose, potrebbe tranquillamente ottenere i voti del 24% del capitale.
L’altra incognita, comunque marginale, è chi eventualmente cederà il posto se Fossati riuscirà a piazzare in consiglio Gamberale. E cioè se Telco o Assogestioni. Telco di suo parte dal 22,4% della compagine, riunita forse per l’ultima volta, formata da Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa. La scelta di presentare una stragrande maggioranza di candidati indipendenti e di non ricandidare invece il top managment del proprio azionariato potrebbe premiare la holding che finora si è confermata detenere la maggioranza relativa. Tutti i proxy advisor dei fondi all’unanimità hanno però dato indicazione di votare per la lista di Assogestioni che in teoria potrebbe persino superare Telco. Se Telco risultasse ancora la lista più votata, come probabile, si aggiudicherebbe in blocco i quattro quinti dei posti. Assogestioni piazzerebbe invece sicuramente due candidati o tutti e tre, se Findim non riuscisse a ottenere più di un terzo dei voti della lista dei fondi capitanata dal consigliere uscente Lucia Calvosa. Nel caso in cui invece Telco arrivasse seconda, sarebbe la holding a dover rinunciare eventualmente a un posto per fare spazio a Gamberale, sempre ammesso che raggiunga il quorum (il 7,5% è il minimo, ma potrebbe non bastare). In ogni caso poccuperebbe tutti gli altri posti disponibili, perchè oltre a quelli nominati col voto di lista, avrebbe la forza sufficiente per eleggere gli altri direttamente in assemblea.
Il presidente uscente dell’Eni, Giuseppe Recchi, capofila della lista Telco, dovrebbe essere nominato presidente direttamente in assemblea, dal momento che i proxy advisor hanno dato indicazione in questo senso.
Da segnalare intanto che avanza la realizzazione del piano presentato a novembre dall’ad Marco Patuano. Lunedì infatti il cda di Tim Participaçoes, holding di Tim Brasil, ha dato mandato al management di avviare la gara per la cessione delle 7mila torri mobili brasiliane. La cessione delle torri brasiliane, insieme con quelle italiane e con la vendita dei mux di Ti media, contribuirà a far cassa per 2 miliardi, la metà dell’importo del piano finanziario che per l’altra metà faceva leva sugli incassi del convertendo e la vendita di Telecom Argentina. Patuano ha dichiarato che, dopo l’assemblea, il board sarà in grado di prendere decisioni imparziali su una serie di questioni-chiave: ulteriore affinamento della governance, debito e necessità di accelerare sullo sviluppo della fibra.

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