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Soci, tasse ridotte

In caso di utilizzo di riserve di utili a fronte dell’assegnazione agevolata dei beni ai soci l’importo tassato in capo al socio deve essere ridotto dell’ammontare su cui la società ha versato l’imposta sostitutiva, ossia della differenza tra valore normale dell’immobile e costo fiscalmente riconosciuto. È questo uno dei principali aspetti da tenere in considerazione per determinare correttamente l’impatto fiscale dell’assegnazione agevolata dei beni ai soci prevista dall’art. 1, commi da 115 a 120, della legge di Stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208). L’assegnazione agevolata può riguardare tutti gli immobili detenuti dalla società, a esclusione di quelli strumentali per destinazione (ossia quelli utilizzati direttamente ed esclusivamente per lo svolgimento dell’attività d’impresa), e deve essere eseguita entro il prossimo 30 settembre 2016.

La società che assegna il bene deve corrispondere un’imposta sostitutiva pari all’8% (ovvero del 10,5% se la stessa è non operativa per almeno due degli ultimi tre periodi d’imposta precedenti all’assegnazione) sulla differenza tra valore normale dell’immobile (che non può essere inferiore al minore tra valore catastale e valore di mercato) e costo fiscalmente riconosciuto dello stesso. In capo al socio assegnatario, invece, l’impatto fiscale è variabile e dipende essenzialmente dalla tipologia di riserve che viene utilizzata a fronte dell’assegnazione del bene, precisando sin da subito che il comma 118 disinnesca nell’ambito di questa operazione la presunzione di distribuzione di cui all’art. 47, comma 1, secondo periodo del Tuir, secondo cui devono essere distribuite per prime le riserve diverse da quelle di capitali. Pertanto, dal punto di vista fiscale, la norma lascia libertà di attingere dalle riserve presenti nel patrimonio netto della società (di utili o di capitale) fermo restando il rispetto degli eventuali vincoli imposti dalla normativa civilistica e in particolare dagli Oic. Nel caso di utilizzo di riserve di utili (nel cui ambito rientrano anche quelle in sospensione d’imposta per il cui utilizzo la società è comunque tenuta al pagamento di un’imposta sostitutiva del 13%), il comma 118 della legge di stabilità 2016 precisa che non si disapplicano le disposizioni di cui all’art. 47, comma 1, primo periodo, e il successivo comma 3 dell’art. 47. Tali disposizioni prevedono, rispettivamente, che gli utili distribuiti in capo ai soci persone fisiche rilevano nella misura del 49,72% dell’importo percepito (per i soci non qualificati gli stessi scontano l’imposta «secca» del 26%) e che in caso di distribuzione di utili in natura (qual è l’assegnazione di un bene) la tassazione è pari al valore normale del bene assegnato.

In presenza di un’assegnazione ordinaria (ossia non agevolabile) la tassazione in capo al socio è pari quindi al valore normale del bene assegnato, ma nel caso di specie la norma contiene due agevolazioni: il valore normale del bene può essere fatto coincidere con il suo valore catastale (normalmente inferiore) e l’importo tassato in capo al socio è ridotto dell’ammontare assoggettato a imposta sostitutiva in capo alla società, come precisato dalla circolare n. 40/E/2002 a commento di una precedente fattispecie di assegnazione agevolata di beni ai soci. Si consideri, per esempio, l’assegnazione di un immobile con valore catastale pari a 1.000 e costo fiscalmente riconosciuto pari a 800, assegnato a un socio con attribuzione di riserve di utili pari a 800 (contropartita dello «scarico» del costo fiscale del bene). In tale ipotesi, in capo al socio l’importo rilevante quale dividendo è pari a 1.000 (valore «normale» dell’immobile) al netto dell’importo tassato in capo alla società con imposta sostitutiva dell’8% pari a 200 (differenza tra valore normale dell’immobile e costo fiscale dello stesso), con conseguente tassazione di una somma pari a 800 (corrispondente alla riserva utilizzata a fronte dell’assegnazione). Potrebbe accadere che il valore catastale dell’immobile sia inferiore al costo fiscale dello stesso, con la conseguenza che non emergerebbe alcuna materia imponibile in capo alla società (differenza negativa); tuttavia in base alla stessa circolare n. 40/E/2002 tale circostanza non impedisce l’assegnazione agevolata anche se l’assenza di tassazione in capo alla società si riflette sulla tassazione in capo al socio che non potrà dedurre alcun importo dalla propria base imponibile.

Riprendendo l’esempio di prima, si consideri che l’immobile assegnato abbia una valore catastale pari a 600 fermo restando il costo fiscale pari a 800. In tale ipotesi, il dividendo rilevante in capo al socio è pari a 600 pur a fronte dell’utilizzo di una riserva di utili pari a 800 (a fronte dello «scarico» del valore fiscale del bene). Infine, si deve tener conto nell’ipotesi di assegnazione di immobili rivalutati, a incremento del costo fiscale del bene, delle quote di ammortamento non dedotte fino al periodo d’imposta in cui è avvenuto il riconoscimento fiscale della rivalutazione (dal 2012 per coloro che hanno rivalutato con effetti fiscali).

Il disallineamento rispetto al valore civilistico riduce l’importo assoggettato a tassazione in capo alla società (differenza tra valore catastale e costo fiscalmente riconosciuto dell’immobile al «lordo» dell’ammortamento non dedotto) con conseguente incremento dell’importo tassato in capo al socio, il quale riduce il proprio imponibile del predetto minor importo.

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