Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Soci-società, debiti in pari

Compensazione legale fra debiti reciproci del socio e società nell’ambito degli aumenti di capitale sociale, a condizione che il debito sia certo, liquido ed esigibile. Tale possibilità vale indifferentemente sia per le spa sia per le srl. Non necessita alcuna autorizzazione assembleare in delibera né appare ammissibile escludere tale compensazione dalla maggioranza dei soci. Nei casi di finanziamenti non scaduti o privi di termine si applicheranno le regole della compensazione volontaria. È quanto si legge nelle massime HG.38 e IG.52 emanate dal notariato del Triveneto (si veda ItaliaOggi del 23 settembre).

L’ammissibilità della compensazione. In sintonia con la dottrina e la giurisprudenza prevalente (per esempio, Cass. 24 aprile 1998) nonché con una consolidata prassi notarile (Mass. n. 4 not. Campania; Mass. 21 settembre 2011, Distretti notarili riuniti di Firenze Pistoia e Prato, nonché Massima n. 125/2013 del Notariato di Milano) anche il Notariato Triveneto ritiene ammissibile, in sede di aumento di capitale a pagamento, compensare il debito del socio che ha sottoscritto l’aumento e il debito che la società ha verso il socio sottoscrittore per finanziamenti soci. Tale compensazione appare ammissibile anche nel caso di aumento a pagamento a seguito di azzeramento del capitale o di riduzione del capitale al di sotto del minimo di legge per perdite.

Procedure operative nella compensazione legale. Il notariato solleva alcune questioni: in primo luogo, evidenzia come ai fini della compensazione non sussista nessuna incompatibilità fra diritto societario e istituto civilistico della compensazione per cui l’attivazione di quest’ultima tra debiti liquidi ed esigibili non necessita di alcuna specifica autorizzazione in delibera, trovando applicazione la disciplina di cui all’art. 1241 c.c. L’assemblea, secondo il Notariato Triveneto, non potrà escludere a maggioranza il diritto alla compensazione legale essendo un diritto spettante ai soci «uti singuli» e come tale non nella disponibilità della maggioranza. La compensazione legale sarà esclusa se in tal senso si esprimesse l’intero capitale sociale, ricorrendo l’ipotesi di cui all’art. 1246, n. 4 (rinuncia alla compensazione fatta preventivamente dal debitore).

Compensazione volontaria. In alcune circostanze possono mancare le condizioni per effettuare la compensazione legale di cui agli artt. 1243 e 1246 c.c. È il caso in cui tra soci e società sia stato espressamente convenuto un termine per la restituzione della somma non scaduto al momento della possibile compensazione oppure quando nel contratto di finanziamento fra socio e società non sia stato convenuto un termine per la restituzione della somma, situazione, quest’ultima in cui dai più si ritiene applicabile la disciplina in tema di adempimento del mutuo (in base alla quale se non è fissato un termine per la restituzione questo è stabilito dal giudice, avuto riguardo alle circostanze). In queste ultime situazioni troverà applicazione la disciplina dettata in materia di compensazione volontaria di cui all’art. 1252 c.c.; spetterà, quindi, all’organo amministrativo decidere sull’ammissibilità della compensazione volontaria, ove l’assemblea dei soci non abbia deliberato al riguardo. Nella stessa situazione si troverà l’organo amministrativo nel caso in cui nel contratto di finanziamento intervenuto tra socio e società sia stata espressamente esclusa la facoltà di compensazione tra credito per finanziamento e debito per sottoscrizione in caso di aumento del capitale (art. 1246, n. 4, c.c.).

Assenza di limiti quantitativi. Altra questione riguarda la situazione in cui, nelle spa in assenza di utile e riserve disponibili per la liquidazione dei soci recedenti, gli amministratori sono tenuti a convocare l’assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale sociale o la liquidazione della società (art. 2437-quater c.c., comma 6). In questi casi, la massima H.H.14 prevede che qualora gli amministratori siano obbligati a convocare l’assemblea per effetto di detta disposizione, hanno senz’altro il potere di integrare l’ordine del giorno «legale» proponendo ai soci di adottare una riduzione reale del capitale sociale in misura eccedente il valore delle azioni che non sia coperto da riserve disponibili o utili, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 2445 c.c., cioè riducendo il capitale volontariamente oltre a quanto necessario alla liquidazione dei receduti (riduzione volontaria del capitale). Nell’ipotesi in cui, tuttavia, gli amministratori convochino l’assemblea limitandosi nell’ordine del giorno a far riferimento ai soli provvedimenti ex art. 2437-quater, comma 6, c.c. senz’altro aggiungere, detta assemblea non potrà discutere e deliberare riduzioni reali del capitale sociale in misura eccedente l’importo necessario per liquidare le azioni dei soci recedenti non coperto da riserve disponibili o utili.

Luciano De Angelis e Christina Feriozzi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai due estremi ci sono Generali e Unicredit: promossa a pieni voti la prima (almeno dagli investitor...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pace con Vivendi in Piazza Affari vale 35 milioni di capitalizzazione. Dopo una fiammata in avvio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

er la prima volta da molti anni un rialzo dei tassi d’interesse si affaccia negli scenari della po...

Oggi sulla stampa