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Soci e deleghe Impregilo battaglia all’americana

MILANO — Battaglia all’«americana» per il controllo di Impregilo. Dopo la raccolta delle deleghe di voto lanciata da Pietro Salini, ieri anche Igli ha avviato una sollecitazione per chiedere ai soci del general contractor il mandato per votare alla prossima assemblea del 12 luglio contro la revoca del board, richiesta dal costruttore romano. È il primo «proxy fight» della storia di Piazza Affari. Che Igli, al pari di Salini, ha accompagnato con un esposto alla Consob contro l’avversario, depositato ieri. Non solo: in vista della sfida Impregilo ha convocato ieri il consiglio per integrarlo dopo le dimissioni dell’ex presidente Massimo Ponzellini e di altri consiglieri. La guida del general contractor è stata assunta da Fabrizio Palenzona e in consiglio sono entrati Roland Berger, Giuseppina Capaldo, Gian Maria Gros-Pietro e Alberto Giussani. Il consiglio tornerà a riunirsi domani per nominare e i comitati interni e procedere a un’ulteriore cooptazione dovuta alle dimissioni di Alfredo Cavanenghi comunicate ieri. «Assumo la Presidenza di Impregilo, un’impresa che è un orgoglio italiano per la sua storia, la tecnologia industriale, l’internazionalizzazione — ha commentato Palenzona —. Accanto a me un cda di altissimo livello professionale e personale che è garanzia, per tutti gli azionisti di coerente e concreta attuazione dell’ambizioso piano di sviluppo della società. Impregilo — ha ricordato il neo presidente — non ha solamente per palcoscenico il mondo, ma ha di fronte anche la sfida del rilancio infrastrutturale italiano».
L’intero board rischia tuttavia di restare in carica appena un mese, visto che il 12 luglio i soci di Impregilo dovranno decidere se revocarlo e nominarne uno nuovo. E sia Salini sia Beniamino Gavio, a cui fa capo Igli, hanno iniziato a cercare alleati da aggregare al loro 29,9% per vincere la battaglia. «Per parte nostra — ha fatto sapere Igli con una nota — sosterremo l’operato del consiglio con convinzione, in particolare contro i tentativi di uno smembramento del suo modello vincente costruzioni-costruzioni in regime di concessione e contro i progetti di spoliazione». In quanto alla richiesta di revoca la società di Gavio ha presentato un’esposto in Consob facendo notare che sia nel prospetto presentato da Salini per la raccolta deleghe sia nella richiesta di convocazione dell’assemblea non è indicata la «giusta causa» per cui il consiglio deve andare a casa e questo, si legge nell’esposto, con il rischio di esporre Impregilo a «risarcire, ai sensi dell’art.2383 c.c., il danno cagionato agli amministratori revocati in difetto di una giusta causa».
Il prospetto, secondo Igli, deve essere dunque integrato. Non solo con l’indicazione della giusta causa ma anche esplicitando la situazione in cui si troverebbe Salini, che non è, a detta della società di Gavio, quella indicata nel prospetto dove il costruttore romano dichiara che «non ricorre alcuna delle ipotesi di conflitto di interesse di cui all’art. 135-decies del testo Unico» bensì l’opposto. Una quota «superiore al 25%» si legge nell’esposto «è senz’altro idonea a integrare quanto meno una fattispecie di influenza notevole ai sensi dell’art. 2359, ult. cpv., c.c.». Anche Impregilo sta preparando un esposto alla Consob.

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