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SocGen spinge per le nozze con UniCredit ma per Governi e Bce fusione prematura

Société Générale e UniCredit puntano a una fusione crossborder in un orizzonte di 12-18 mesi? Alle indiscrezioni rilanciate ieri dal Financial Times le due banche hanno opposto il solito no comment ufficiale, con l’aggiunta da parte francese che «l’ipotesi non è mai stata esaminata dal board». In effetti l’idea, che certamente è stata oggetto di valutazione in più occasioni nel corso degli ultimi 15 anni da parte di entrambi i gruppi, non è ancora diventata un progetto. Ma ha ripreso quota dopo il recente rinnovo al vertice di SocGen, con la conferma alla presidenza dell’italiano Lorenzo Bini Smaghi. Per il momento, stando ad autorevoli fonti finanziarie, siamo più ai «wishful thinking» o ai segnali di fumo da inviare ai rispettivi Governi che al countdown in vista dell’operazione. E anche per gli analisti finanziari, nei primi report di ieri, l’ipotesi non è considerata attuale.
In un contesto regolamentare in cui la Vigilanza Bce spinge a parole per aggregazioni paneuropee (salvo poi subordinarle ad aumenti di capitale che nei fatti le rendono difficili da eseguire), l’eventuale merger tra UniCredit e SocGen avrebbe senso dal punto di vista industriale per la complementarietà geografica e di business delle due banche, oltre a essere una vera fusione tra pari data la ormai analoga capitalizzazione di mercato (32-33 miliardi di euro). Poco visibili, invece, le sinergie industriali sia sul lato dei costi che, soprattutto, dei ricavi. La definizione di una governance condivisa potrebbe essere facilitata, come detto, dalla conferma alla presidenza di SocGen di Bini Smaghi, possibile protagonista di un ticket di vertice col ceo francese di UniCredit Jean Pierre Mustier. In un’intervista a Il Sole 24 Ore dello scorso 24 maggio Bini Smaghi, pur non entrando esplicitamente nel merito delle indiscrezioni che già circolavano su UniCredit, aveva aperto a ipotesi di merger sull’asse Italia-Francia anche nel settore bancario. E aveva elogiato il metodo Mustier nella rapida riduzione degli Npl. Ma aveva anche aggiunto che i tempi per un’aggregazione paneuropea «non sono ancora maturi». Inutile dire che l’eventuale fusione tra le due grandi banche, che pur essendo totalmente private rappresentano asset strategici per i due Paesi, dipenderà anche dall’orientamento dei Governi francesi e italiani e da quello delle Autorità di Vigilanza.
I Governi valuteranno il progetto anche in base alla localizzazione della sede legale e del quartiere generale del nuovo gruppo. L’headquarter di UniCredit-SocGen sarebbe a Milano o a Parigi? La differenza è politicamente sostanziale ed eventuali negoziati tra le due capitali, se i contatti dovessero trasformarsi in negoziati, sarebbero destinati a confluire all’interno del più ampio confronto tra Italia e Francia che già comprende Vivendi-Telecom-Mediaset e Fincantieri. Senza contare che l’eventuale nuovo polo finanziario UniCredit-SocGen sposterebbe a favore francese gli equilibri nel patto di sindacato di Mediobanca, con quel che ne consegue sugli assetti delle Generali. Che orientamento avrebbe sull’operazione il nascente Governo italiano a trazione sovranista? E se invece l’operazione fosse sbilanciata a favore dell’Italia, il Governo francese lascerebbe fare o promuoverebbe una discesa in campo di Bnp Paribas, colosso che capitalizza 67 miliardi? Come si vede le incognite sull’avvio di vere trattative tra UniCredit e SocGen sono molteplici, anche perché la banca italiana non ha abbandonato il disegno di aggregare in prospettiva la tedesca Commerzbank, con cui sarebbero più evidenti le sinergie data la presenza in Germania di UniCredit tramite la ex Hvb. Ma Commerz, tuttora partecipata dallo Stato tedesco, potrebbe essere coinvolta dal Governo Merkel in un’aggregazione con Deutsche Bank. Se le pedine sullo scacchiere bancario europeo sono in movimento, è presto per individuare i punti di arrivo. Anche perché, in un’Europa tuttora divisa sul completamento dell’Unione bancaria, creare gruppi paneuropei può trasformarsi in un’eccessiva fuga in avanti.
Intanto, ieri, SocGen ha raggiunto l’accordo con le autorità Usa per archiviare il caso delle tangenti in Libia e delle manipolazioni del Libor: pagherà sanzioni per 1,34 miliardi di dollari.

Alessandro Graziani

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