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SocGen lancia un allarme utili

di Marco Moussanet

In conferenza stampa il presidente di Société Générale, Frédéric Oudéa, vanta la solidità del gruppo e cerca di rassicurare i mercati sulle prospettive della banca. Ma non basta, non convince, non funziona. Gli operatori ricordano come fosse ieri la presentazione, nel giugno del 2010, del piano strategico "ambizione 2015". E, in quell'occasione, l'annuncio dell'obiettivo finanziario 2012: utili netti per sei miliardi. Il fatto che ora lo stesso Oudéa ammetta che quel risultato non verrà raggiunto – «perché il contesto di normalizzazione del clima economico non si è realizzato e c'è anzi un ritorno di tensione» – è cosa da sanzionare. Pesantemente.

Come in effetti succede, con il titolo SocGen che in una Borsa in flessione dell'1,9% perde il 9% a 29,6 euro, portando il calo dell'ultimo mese a quota 23 per cento. Ed è di poca consolazione che dall'inizio di luglio le altre grandi banche francesi abbiano fatto lo stesso o addirittura peggio: Bnp è caduta del 22% e il Crédit Agricole, che ieri ha fatto segnare un altro –6,6%, del 26 per cento.

Certo i conti del secondo trimestre non aiutano. La svalutazione delle obbligazioni greche, pari a 395 milioni lordi (268 netti), si traduce in utili netti per 747 milioni, in calo del 31% rispetto a quelli del corrispondente periodo del 2010. Quando il consensus Reuters degli analisti prevedeva un aumento del 6,6% a 1,15 miliardi. Anche se l'andamento dei diversi poli operativi del gruppo è lungo dall'essere negativo. La rete commerciale francese ha fatto segnare un aumento dell'utile netto pari al 23% a 384 milioni e le attività di corporate e investment banking del 9,5% a 449 milioni, in controtendenza rispetto alla situazione di molti concorrenti. Solo la rete commerciale internazionale ha evidenziato un risultato in calo del 7,2% a 116 milioni.

Pure il costo del rischio è in aumento del 17,3%, a 1,18 miliardi, solo a causa della Grecia. Perché in termini di punti base è sceso di 12 punti, a quota 58, e quindi perfettamente in linea con il range previsto.

Tutto bene anche sul fronte della capitalizzazione e della solvibilità. Il ratio core Tier 1 calcolato in base alle norme di Basilea II è al 9,3%, in netto aumento rispetto all'8,5% di fine dicembre e all'8,8% di marzo. E, stando allo scenario tracciato da Oudéa, all'orizzonte 2013 Société Générale raggiungerà un core Tier 1 in versione Basilea III «almeno del 9 per cento». Quindi con sufficiente margine anche qualora dovesse essere decisa, com'è probabile, una quota di fondi propri aggiuntivi a carico delle grandi banche di rilevanza sistemica.

Ma sono appunto le prospettive ad agitare un mercato che certo non ama essere sorpreso in negativo.

«Il secondo trimestre – spiega Oudéa – rappresenta in qualche modo una rottura rispetto a una situazione che sembrava in fase di graduale normalizzazione. Soprattutto a causa delle crisi dei debiti sovrani, siamo entrati in un periodo di incertezza e di attesa con ovvie conseguenze sui comportamenti di investitori e imprese. Un periodo che credo destinato a durare tra i 12 e i 18 mesi. Una situazione che noi cerchiamo di affrontare in modo prudenziale, gestendo al meglio i rischi. Non credo comunque che lo scenario peggiorerà, con l'estensione del contagio a Spagna e Italia. Le quali, ne sono certo, adotteranno le misure opportune».

 

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