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Snam, via al lancio di bond fino a 8 miliardi di euro

Dopo il via libera alla separazione proprietaria da Eni, Snam accende ufficialmente i motori per il rifinanziamento degli 11,2 miliardi di debito infragruppo con il Cane a sei zampe. Ieri il cda della società di San Donato Milanese ha deliberato l’emissione, entro il 4 giugno 2013, di uno o più prestiti obbligazionari fino a 8 miliardi, da collocarsi in una o più tranche. «Ci stiamo preparando – ha spiegato l’amministratore delegato Carlo Malacarne – a essere finanziariamente indipendenti in previsione del deconsolidamento da Eni con l’obiettivo di continuare a sostenere gli importanti piani di sviluppo della società. Le emissioni sono finalizzate a diversificare le fonti di provvista, allargando la base degli investitori, e a mantenere una struttura finanziaria equilibrata tra indebitamento a breve e medio-lungo termine, a costi competitivi».

La prima “chiamata” per il mercato, stando ad alcune fonti bancarie, dovrebbe arrivare già entro l’estate con un bond da 1 a 3 miliardi di euro di durata non inferiore ai 5-7 anni. Quanto ai restanti 3,2 miliardi, rimangono aperte due strade: da un lato, il possibile ricorso a normali linee di credito (l’ipotesi più accreditata è un prestito ponte); dall’altro, la via di un finanziamento targato Bei che, peraltro, è già intervenuta in passato per sostenere i piani di investimento della spa dei gasdotti.

Sul dossier sono per ora al lavoro quattro banche (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas e Jp Morgan), come aveva lasciato intendere anche l’ad a fine aprile al termine dell’assemblea societaria che ha approvato il bilancio 2011. «A giugno saremo pronti per discutere con un numero allargato di banche per poter accedere all’esterno. Per ora stiamo preparando quello che serve per essere indipendenti per andare sul mercato». Sempre in quell’occasione, Malacarne aveva chiarito «che il costo del debito a fine anno era al 3,1 per cento. La nostra “guideline” sul 2012 è al 3,6-3,7% nella situazione attuale. Nella situazione futura non prevediamo ci siano grosse differenze, con un costo totale medio del debito al di sotto del 4%».

In base agli accordi sottoscritti con Eni, Snam ha tempo sei mesi dal cambio della catena di comando del capitale per rimborsare il debito. «Dal primo ottobre è ragionevole assumere che Eni non controllerà più Snam – ha detto nei giorni scorsi il cfo di Eni, Alessandro Bernini, dopo il cda che ha deciso i dettagli dello scorporo -. Da quel giorno in avanti Snam deve iniziare il ripagamento del proprio debito a Eni».

Sempre ieri il cda ha poi convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti il 30, 31 luglio e 1° agosto, rispettivamente in prima, seconda e terza convocazione, per deliberare sulla proposta di annullamento di azioni proprie (5,39%). Obiettivo: razionalizzare la struttura del capitale considerando che queste azioni non generano dividendi e non danno diritto di voto. Senza contare che l’annullamento farà crescere la quota di Eni nel capitale (dall’attuale 52,5% al 55,5%) e dunque il pacchetto che, dopo la cessione a Cdp del 30% meno un’azione, il Cane a sei zampe potrà collocare sul mercato.

Un altro tassello, insomma, nel nuovo assetto della società dei gasdotti che ieri ha pubblicato il Gas Regional Investment Plan, il primo piano di investimenti della regione “Corridoio Sud-Nord” (Grip Snc). Il progetto interessa, oltre all’Italia, anche Francia, Germania e Svizzera, e contiene importanti potenziamenti infrastrutturali per le reti di questi Paesi e per i sistemi a loro interconnessi, in particolare Belgio e Nord-Europa. Un passo avanti sulla strada che mira a trasformare l’Italia nell’hub europeo del gas e che è stato messo a punto da Snam e da altri sei operatori: FluxSwiss, Fluxys Tenp, Grtgaz, Grtgaz Deutschland, Open Grid Europe e Swissgas.

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