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Snam valuta i green bond per investimenti sostenibili

La premessa è la sempre maggiore attenzione per la sostenibilità ambientale e sociale. Ecco perché, forse già entro fine anno, Snam si prepara a ricorrere a strumenti di “sustainable funding”. Ad annunciarlo è l’ad, Marco Alverà, volato a Washington per la ventisettesima edizione della World Gas Conference, il più importante congresso mondiale del settore, dove la società presenterà il secondo numero del Global Gas Report e dove Alverà parteciperà domani a una tavola rotonda sul futuro del mercato energetico europeo con il vice presidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic. «Abbiamo in programma – spiega Alverà – circa 500 milioni di investimenti “verdi”, dall’efficienza energetica alla mobilità, e in questo percorso potremmo ricorrere a green bond o green loan. Ci piacerebbe essere pronti per fine anno, ma non è una scadenza stringente, perché non è solo una scelta economica e disponiamo già di un portafoglio di bond a condizioni molto vantaggiose».
Il consorzio internazionale da voi guidato ha conquistato il 66% di Desfa. Quale sarà lo sforzo sulla Grecia?
Con l’operazione, il cui completamento è previsto entro fine anno, abbiamo aumentato le possibilità che l’Italia diventi un hub e ciò consentirà di abbassare i costi dell’energia e di aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti. Desfa ha un piano di investimento pluriennale da 330 milioni, partiremo da lì e valuteremo eventuali opportunità legate all’internazionalizzazione della rete greca.
Ad aprile ha visto i vertici di Gazprom. Entrerete nel Turkish Stream?
Era un incontro routinario sui temi dell’industria del gas in Europa di cui Snam è il principale operatore e abbiamo parlato anche dei progetti che Gazprom sta studiando. Il nostro obiettivo è che l’Italia sia cruciale nel futuro dell’industria del gas. La Russia è da decenni un fornitore affidabile e, visto che più del 30% del gas nelle nostre reti è russo, abbiamo bisogno di avere il miglior rapporto possibile con loro.
Snam è impegnata anche nel Tap finito di nuovo al centro delle polemiche nelle ultime settimane. Qual è la sua posizione?
Oggi il Corridoio Sud è il progetto industriale più grande al mondo, non solo energetico, col maggiore di numero di Stati coinvolti, direttamente e indirettamente. La parte a monte è stata completata, mentre il Tap è ultimato al 75 per cento. È un progetto strategico per Italia ed Europa, ed è prioritario perché abbassa il costo della bolletta e migliora la qualità dell’aria. E io simpatizzo con chi negli anni non ha ricevuto sufficienti informazioni perché come industria avremmo dovuto spiegare molto meglio i vantaggi economici e ambientali del gas rispetto ad altre fonti e rassicurare chi ha preoccupazioni. Noi siamo nel Tap da poco, prima non c’erano italiani, e quindi certe decisioni, prese altrove senza la giusta attenzione al territorio, hanno creato oggi una complessità che si poteva evitare.
Non si può rinunciare al progetto?
Negli ultimi quattro anni, i fabbisogni europei di import di nuovo gas sono saliti del 30 per cento. La domanda è cresciuta, ma la produzione europea sta crollando. È accaduto anche in Italia: è evidente, quindi, che quel gas serve e che occorre diversificare perché, senza il Tap, rischiamo di diventare dipendenti anche dalla Germania e non riusciremo a ridurre l’attuale divario di prezzo del 10% con il Nord Europa. E colmarlo è essenziale per la competitività delle imprese e i risparmi delle famiglie.
Nel piano, puntate molto sul biometano. Diventerete produttori?
Potremo diventare investitori negli impianti, tenendoli comunque separati dalla nostra rete di trasporto a livello societario e di governance. Stiamo lavorando con associazioni di agricoltori e aziende per sviluppare una filiera italiana e l’economia circolare. Possiamo arrivare a una produzione nazionale di 8 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile entro il 2030.
Un altro fronte è la mobilità sostenibile. A che punto siete?
Siamo presenti nel gas naturale compresso, abbiamo poi fatto un accordo con Ge sulla microliquefazione, per contribuire a portare gli attuali mille camion a Lng (gas naturale liquefatto) del nostro paese a 15mila, e raggiunto altresì un’intesa per acquisire il brand di compressori Cubogas. Il nostro obiettivo è aiutare l’Italia ad arrivare a 3-4 milioni di auto a metano e biometano dall’attuale milione. E siamo nell’efficienza energetica con Tep per contribuire a ridurre le emissioni nelle città con varie soluzioni.

Celestina Dominelli

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