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Snam traccia la road map: investimenti green e digitali

Il novero delle partecipazioni oltreconfine è già ricco e spazia dall’Austria alla Francia fino alla Grecia, dove il gruppo ha perfezionato a fine 2018 l’acquisizione di Desfa, l’operatore ellenico della rete del gas, garantendosi uno sbocco in un paese che è un crocevia cruciale per la diversificazione degli approvvigionamenti e l’apertura di nuove rotte energetiche in Europa. Ma Snam, forte di un nuovo piano strategico da 6,5 miliardi di euro da qui al 2023 (il 14% in più del precedente), non ha smesso di guardarsi attorno anche se ulteriori opportunità di crescita organica o inorganica saranno valutate alla luce di «criteri molto rigidi», di modo da conservare «l’attuale rating», da assicurarsi «un rendimento su base risk adjusted superiore alle nostre attività regolate in Italia» e da avere «un valore aggiunto dal punto di vista industriale». Con un occhio anche al Nordamerica, un mercato «che offre significative opportunità a molti».

A tracciare la rotta è stato ieri l’ad della spa dei gasdotti, Marco Alverà, nel presentare alla comunità finanziaria il nuovo piano 2019-2023 che tiene insieme l’attenzione costante al core business(la rete di trasporto che assorbirà 5,3 miliardi di investimenti) e la scommessa sul domani in cui il gas è destinato ad avere un ruolo strategico nel percorso di decarbonizzazione. Alverà c’ha creduto fin dall’inizio e, già nel vecchio piano, ha voluto l’istituzione di un programma ad hoc, SnamTec (Tomorrow’s energy company) in cui concentrare gli sforzi su innovazione e transizione energetica. Sforzi che, nell’aggiornamento comunicato ieri, salgono a oltre 1,4 miliardi (+65%, di cui un miliardo in Rab, cioè nel capitale investito netto ai fini regolatori), distribuiti lungo tre assi: sostenibilità ambientale dell’asset core (700 milioni), in cui è inclusa anche la conversione di sei centrali di spinta e stoccaggio per farne impianti ibridi elettrico-gas; digitalizzazione e innovazione tecnologica (350 milioni, in cui spicca il progetto “smart gas” che mette le nuove tecnologie al servizio della manutenzione della rete); e, infine, nuove linee di business “green” (400 milioni, il doppio del budget previsto nel vecchio piano). Che rinviano a quattro capitoli tutti cruciali per «la Snam del futuro» (copyright del ceo), a cominciare dal biometano dove si registra l’incremento più significativo in termini di investimenti e dove Snam punta a sostenere il mercato italiano anche mandando in campo le sue controllate (come Ies Biogas, leader nella realizzazione degli impianti, rilevata nel 2018 dal gruppo che ieri ha annunciato anche altre due operazioni). Poi c’è il fronte, altrettanto allettante, della mobilità sostenibile con Snam che punta a rafforzare la rete italiana di distributori di gas naturale compresso (Cng e bio-Cng) e di quello liquefatto (Lng), sfruttando il vantaggio della penisola (prima in Europa con oltre 1350 distributori). Sempre alla voce mobilità, ma sotto “trasporto pesante”, il gruppo ha poi messo nero su bianco ulteriori investimenti per 50 milioni per spingere l’uso del gas liquefatto per il trasporto pesante, l’industria e il residenziale. Mentre sul fronte dell’idrogeno – un mercato che vale, ha detto ieri l’ad, «100 miliardi di dollari in tutto il mondo» -, l’azienda conferma di voler raddoppiare al 10%, entro fine anno, la quantità di idrogeno immessa in rete dopo l’esperimento di Contursi Terme (Salerno) e lancia una unità di business ad hoc.

Fin qui lo sforzo profuso per affrontare le prossime sfide energetiche che il gruppo conta di traguardare assicurando altresì un taglio ancor più deciso delle emissioni di metano e di anidride carbonica (è di ieri, tra l’altro, l’annuncio del supporto al Comune di Milano nel nuovo progetto di riforestazione urbana). Il core business resta, però, centrale nelle scelte di Snam che ha messo a piano anche un focus sulle sostituzioni dei tratti più vetusti della rete: mille chilometri quelli che saranno ammodernati con investimenti aggiuntivi di 400 milioni rispetto al piano precedente, ha spiegato ieri l’ad non prima di aver sottolineato come, per effetto dell’incremento dei volumi di gas immessi da Snam nel 2019, l’incidenza del costo di trasporto per metro cubo trasferito è scesa del 10% rispetto al 2015.

La strategia annunciata ieri da Snam è quindi un mix di efficienza operativa, spinta ulteriore su nuovi business e transizione energetica, nonché disciplina finanziaria che, in conference call, è spettato alla cfo Alessandra Pasini, rimarcare assicurando il prosieguo dell’impegno del gruppo che negli ultimi tre anni «ha già ridotto il costo medio del debito dal 2,4% del 2016 a circa 1,1% nei primi nove mesi del 2019». Quanto ai target futuri, Snam – che ieri ha annunciato anche la ripresa del buyback con una prima tranche da 150 milioni – conferma la crescita dell’utile netto (oltre il 4% medio annuo) e della politica dei dividendi (il 5% annuo al 2022), come pure l’incremento medio annuo della Rab per i ricavi (a circa 2,5%), mentre promette di accelerare sull’utile netto di fine anno con la guidance migliorata a 1,08 miliardi.

Celestina Dominelli

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