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Snam raddoppia la sfida all’idrogeno

Il prossimo snodo spetterà a Snam che, entro fine anno, porterà dal 5 al 10% il mix di di idrogeno immesso nella sua rete di trasmissione, sempre nel medesimo tratto, a Contursi Terme, in cui, ad aprile, lanciò la sua sperimentazione, prima in Europa. Non a caso, quindi, il gruppo guidato da Marco Alverà ha voluto celebrare ieri a Roma, in una conferenza internazionale, il ruolo strategico che questo «bene prezioso» (copyright del presidente di Snam Luca Dal Fabbro) sembra destinato a giocare non solo in Europa – che ha già schierato risorse e uomini per promuovere l’idrogeno sostenibile – ma anche in Italia che si candida a fare da apripista.

A lanciare la sfida è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che insieme al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ribadisce l’impegno del governo in tal senso: «Dobbiamo avviare in Italia un’azione concreta e rapida per realizzare con l’idrogeno gli stessi risultati che abbiamo ottenuto con l’eolico. L’Italia ha le riserve umane e le competenze tecnologiche per vincere, in tempi brevi, questa sfida». E Patuanelli ricorda l’avvio, a giugno scorso, presso il suo ministero, di un tavolo sull’idrogeno con oltre 40 operatori, tra cui Snam, «che intendiamo portare avanti», ma sottolinea anche la necessità di puntare su altre strade ancora poco battute(dagli accumuli al power to gas che consente di immagazzinare l’elettricità in eccesso prodotta da impianti solari, eolici o idraulici) per garantire la flessibilità e la sicurezza energetica del sistema Italia.

L’endorsement per la nuova frontiera, dunque, c’è. E, stando a una ricerca di McKinsey commissionata dalla stessa Snam, sembra esserci anche un enorme potenziale da sfruttare nella penisola se, come evidenzia il report, l’idrogeno potrebbe arrivare a coprire quasi un quarto (23%) della domanda nazionale di energia al 2050 in uno scenario di decarbonizzazione al 95 per cento. Sfruttando, suggerisce Alverà, il tesoro «green» del Sud, dalla Campania alla Sicilia, «ricco di energia rinnovabile che potrebbe favorire l’affermazione dell’idrogeno come nuovo vettore di energia pulita nonché nuove opportunità di sviluppo e occupazione».

Le buone premesse, quindi, non mancano. Ma toccherà ai governi, rammenta il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, «eliminare ora gli ostacoli». Mentre i regolatori nazionali, come sottolinea il presidente dell’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente, Stefano Besseghini, dovranno coordinare il percorso e il contributo delle nuove fonti. Con le aziende che saranno però chiamate a un cambio di passo. Perché la lotta al cambiamento climatico e la decarbonizzazione dell’economia non potranno essere affrontate se, come rimarca il presidente dal Fabbro nel lanciare il programma Plastic Less di Snam, le strategie di business non camminerano di pari passo con gli obiettivi di sostenibilità.

Celestina Dominelli

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