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Snam in pole per gli asset di Edison

Sarebbe ormai in dirittura d’arrivo la cessione, da parte di Edison, di due asset gas e in pole position, per rilevarli, c’è Snam. Per il gruppo controllato dai francesi si tratta di partecipazioni considerate non più strategiche: una quota di minoranza, pari al 7,3% nel rigassificatore di Rovigo (un colosso con una capacità di 8 miliardi metri cubi annui, che corrispondono a circa il 10% del fabbisogno nazionale di gas naturale), e il 100% del metanodotto di 84 km «Cavarzere-Minerbio», che collega il terminal off shore all’hub di Snam Rete Gas a Minerbio (Bologna).
La vendita, seguita da Banca Imi, ha subìto una significativa accelerazione e, come risulta a Radiocor, potrebbe essere chiusa nelle prossime settimane. Come detto, in pole position, come acquirente c’è Snam, che avrebbe superato la concorrenza del fondo Macquarie. Proprio il Ceo del gruppo energetico, Marco Alverà, presentando il piano al 2021, aveva parlato del possibile interesse in infrastrutture di rigassificazione in Italia, laddove ovviamente si può comprare al giusto prezzo e creare valore. Anche per questo Snam monitora costantemente il mercato delle infrastrutture gas alla ricerca di opportunità che supportino la crescita nel lungo periodo.
Entrambe le società, interpellate sulla possibile operazione, hanno preferito non commentare rumors di mercato ma la sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che il deal possa sbloccarsi a breve. L’unico nodo da sciogliere, in questo senso, riguarda il 7,3% detenuto da Edison nel rigassificatore di Rovigo su cui ci sarebbe il possibile diritto di prelazione per l’acquisto da parte degli altri soci, ovvero ExxonMobil Italiana Gas con il 70,7% e Qatar Terminal Company Limited (22%). Ma anche questo punto, a quanto pare, potrebbe essere risolto nelle prossime settimane.
Ma quali sono le cifre in gioco? La quota di Edison nel rigassificatore, che ha un’importanza strategica non secondaria nello scacchiere del gas italiano poiché individua una rotta alternativa e indipendente dai gasdotti via terra, è iscritta nel bilancio di Foro Buonaparte per 159 milioni mentre il 100% del metanodotto «Caverzere-Minerbio» a 32 milioni. Ovviamente si tratta solo di valori utili per intuire le possibili dimensioni dell’intera transazione che alla fine potrebbe anche anche essere superiori.
Questi asset gas messi in vendita da Edison fanno parte di un pacchetto di dismissioni più ampio messo in campo dal gruppo energetico per efficientare ulteriormente la struttura e concentrare le proprie forze su business considerati maggiormente strategici come i clienti elettricità e gas, concetto più volte ribadito dal Ceo Marc Benayoun. Non a caso, Edison potrebbe presentare un offerta non vincolante per i clienti di Gas Natural, in uscita dall’Italia, che nei giorni scorsi ha avviato la vendita di tutte le attività tricolori. Le altre cessioni di asset da parte di Edison si concentrerano sul settore immobiliare, in cui il fiore all’occhiello è certamente la sede di Milano, in Foro Buonaparte, con un valore stimato dagli esperti in circa 200 milioni. In questo caso la formula sarebbe quella del «sale and lease back»: cioè l’edificio, che si trova nel centro del capoluogo lombardo, verrebbe venduto – c’è fortissimo interesse di fondi e investitori istituzionali e il processo è a buon punto – e poi Edison vi tornerebbe in affitto.

Cheo Condina

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