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Snam, margini e ricavi in crescita Riviste al rialzo le previsioni sull’utile

Da un lato, il business regolato che continua a crescere e che a fine 2018 ha fatto segnare un rialzo del 3,6% sul fronte dei ricavi. Dall’altro, le misure di efficienza (con 36 milioni di economie sui costi rispetto al 2016) volute dal management che ha lavorato molto anche nella riduzione del costo del debito, sceso dal 2% del 2017 all’1,5% dell’anno appena concluso, con riverberi sugli oneri finanziari in discesa (+32 milioni, pari al 14,1%). Un simile combinato disposto ha portato così Snam a chiudere il bilancio 2018 con ricavi a quota 2,6 miliardi, in crescita del 2,1% sull’anno prima, un Ebitda rettificato di 2,1 miliardi (+3,6%), un utile netto rettificato poco sopra il miliardo, in aumento del 7,4% sul dato del 2017, mentre l’Ebit, al netto delle componenti straordinarie, si attesta a 1,4 miliardi, in progresso del 3,1% rispetto all’anno precedente.
La società guidata da Marco Alverà ha quindi confermato una cedola di 22,63 cent per azione, in crescita del 5% sul 2017 e in linea con il piano strategico presentato a inizio novembre – che, come si ricorderà, prevedeva un rialzo del 5% annuo da qui al 2022 -, e ha deciso, a valle dei risultati comunicati ieri al mercato, di migliorare la guidance sull’utile netto 2019 portandola a +5% rispetto al 2018 (a fronte del precedente target che fissava un incremento del 4%). «Il 2018 è stato un anno di grande evoluzione per Snam. Abbiamo superato tutti i nostri obiettivi industriali e finanziari e l’avvio del progetto Snamtec (per il quale il piano ha stanziato 850 milioni di investimenti al 2022, mentre nel 2018 sono stati 125 milioni, ndr), valorizza il riposizionamento della società come protagonista della transizione energetica», ha commentato il numero uno Alverà, il cui mandato arriva a scadenza con l’approvazione dei conti 2018. Ecco perché i risultati resi noti ieri sono serviti all’azienda anche per ricordare alcuni degli obiettivi raggiunti sotto la guida del top manager, a cominciare dall’utile netto, cresciuto del 20% rispetto al 2016, e dell’utile per azione, +26% in due anni (nel bilancio archiviato ieri il valore segna 30,6 cent per azione, +8,8% rispetto al 2017), mentre la cedola ha registrato un progresso del 13% dal 2016.
Tornando ai numeri del 2018, l’indebitamento è rimasto pressoché invariato: a fine anno l’asticella è ferma a 11.548 milioni di euro contro gli 11.550 milioni della chiusura 2017. La generazione di cassa operativa (1,8 miliardi di euro) ha permesso alla società di finanziare interamente gli investimenti netti (1 miliardo circa) e, insieme all’incasso derivante dal rimborso da parte di Tap del prestito erogato dai soci, tra cui figura come noto la stessa Snam (che detiene il 20 per cento del progetto), ha determinato un free cash flow di 1,2 miliardi di euro.
Nella conference call con gli analisti, il ceo Alverà si è poi soffermato sulle potenzialità future della società. «La Cina è un mercato molto attraente e vediamo opportunità in vari settori, dallo stoccaggio al biometano – ha spiegato il top manager -. Noi non abbiamo comunque fretta e abbiamo cominciato offrendo servizi».

Celestina Dominelli

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