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Snam lancia il primo bond. Domanda 4 volte l’offerta

Se il buongiorno si vede dal mattino, a San Donato Milanese, quartier generale di Snam, possono dirsi soddisfatti. Perché il primo bond lanciato ieri dalla spa dei gasdotti ha fatto registrare una domanda pari a quasi quattro volte l’offerta: 3,8 miliardi di euro di ordini. Alla fine il gruppo guidato da Carlo Malacarne ha optato per un’emissione a tasso fisso da 1 miliardo di euro, di durata pari a 4 anni, con una cedola annua del 4,375% e un prezzo di re-offer di 99,827, corrispondente a uno spread di 340 punti base sopra il tasso mid swap di riferimento, leggermente più basso rispetto a un’ipotesi iniziale, circolata nella mattinata di ieri, di area 350 punti base. Insomma, l’esordio di Snam sul mercato dei capitali ha riscosso un grande successo sia in Italia che all’estero (con il 75% della partecipazione), anche grazie al valido supporto dei lead manager dell’operazione (UniCredit, Banca Imi, Bnp Paribas, e Jp Morgan) e del nutrito pool di bookrunner: BofA Merril Lynch, Citi, Hsbc, Mediobanca, Société Générale, Morgan Stanley e Ubs. «Sono molto soddisfatto per l’importante risultato ottenuto da questo primo collocamento obbligazionario sia per il significativo ammontare sia per le soddisfacenti condizioni ottenute – ha commentato Malacarne -. L’operazione conferma la disponibilità del mercato a riconoscere la qualità del nostro credito anche in un contesto caratterizzato da elevata volatilità».
Una risposta positiva che, secondo l’ad, dimostra «la solidità del modello di business» e che consente a Snam di «consolidare la struttura finanziaria» e «supportare il significativo piano di investimenti previsti (6,7 miliardi di euro dal 2012 al 2015, ndr)».
I numeri della domanda, d’altro canto, confermano la bontà del collocamento. Le offerte sono arrivate da 370 investitori diversi: il 26% degli ordini è giunto dall’Italia, il 22% da Germania e Austria, il 20% dalla Francia, il 16% dal Regno Unito, solo per citare i tasselli principali. Quanto all’identikit degli investitori, il 70% della domanda fa capo ai fondi investimento, il 15% a banche e private banking e l’altro 15% alle assicurazioni.
Proprio da queste ultime sarebbe arrivata la richiesta di un deal più lungo (intorno ai 7 anni), tanto che, in mattinata, si è diffusa la voce di un secondo bond da 500 milioni di euro con scadenza gennaio 2019. «Un cambio in corsa rispetto ai piani annunciati – ha spiegato al Sole 24 Ore una fonte bancaria vicina al dossier – non sarebbe stato compreso dal mercato e sarebbe stato giudicato poco trasparente. La società è stata informata della richiesta avanzata da alcuni investitori, ma l’ipotesi di una seconda tranche è stata scartata». A questo punto la prossima emissione di Snam, almeno stando a quanto annunciato durante il road show bancario dei giorni scorsi, dovrebbe arrivare in autunno anche se non è da escludere un’altra emissione, a più stretto giro, se dal mercato dovessero giungere segnali rassicuranti. Snam si prepara ora alla semestrale di fine luglio e all’assemblea straordinaria chiamata a deliberare l’annullamento di azioni proprie (5,39%). E compie un passo avanti sulla via dell’indipendenza finanziaria da Eni dopo lo scorporo deciso dal Governo. Un passaggio, quest’ultimo, cruciale in vista del ruolo di pivot nell’hub europeo del gas che la società è decisa a giocare.
Non a caso ieri, intervenendo all’assemblea annuale di Anigas, Malacarne ha sottolineato che il gas rappresenta «una “moneta unica” per una nuova fase di crescita del Vecchio Continente» e ha ribadito la necessità «di dotarsi – sia a livello nazionale che continentale – di un sistema di infrastrutture integrato e interconnesso che consenta di svincolarsi dal rapporto a doppio filo che ci lega indissolubilmente a pochissimi paesi fornitori esterni all’Unione».

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